La Salute è Unica

La Salute è Unica

Contributo di Alessandra Scagliarini

Il corso della storia viene descritto come il graduale dominio dell’uomo sull’ambiente. Gli ultimi anni del’900 sono conosciuti come l’era post-infettiva e sono stati caratterizzati da un grande ottimismo nel mondo della medicina. La scoperta degli antibiotici ha permesso di controllare alcune gravi malattie letali dell’uomo e la messa a punto dei vaccini ha ridotto l’incidenza di malattie letali o invalidanti come il vaiolo e la poliomielite.

I microorganismi, inclusi quelli patogeni, rappresentano 25 volte la biomassa di tutte le forme di vita presenti sul nostro pianeta, uomo incluso.

Tutte le forme di vita sono in grado di adattarsi alle modificazioni ambientali alternando periodi di equilibrio (pace) a periodi di squilibrio (guerra) tra il micro-mondo e il macro-mondo. La pandemia che stiamo affrontando è un ulteriore esempio di quello che può succedere quando finisce il periodo di pace.

Nel mondo sviluppato, industrializzato e globalizzato, si è diffusa l’idea che l’uomo sia in grado di dominare l’ambiente circostante e che la nostra specie sia all’apice della catena alimentare e non solo parte di essa. L’organizzazione mondiale della salute afferma che il 60% delle malattie dell’uomo derivano dagli animali (zoonosi) e che il 75% delle patologie emergenti ha un serbatoio in una specie animale. Malattie come HIV, SARS, MERS e ora COVID-19 dimostrano come i microbi non riconoscano barriere tra uomo e animali, perché l’uomo è solo una delle specie che popolano il nostro pianeta.

Lo sviluppo culturale e industriale ha portato l’uomo ad essere il predatore più efficiente, ma ha contribuito a perturbare il fragile equilibrio tra micro-mondo e macro-mondo. Questo ha favorito la creazione di nuove nicchie ecologiche per virus, batteri e parassiti e facilitato i cosiddetti salti di specie. Il COVID-19 è l’esempio più recente, ma solo pochi anni fa un altro coronavirus dei pipistrelli (SADS-CoV) ha provocato in Oriente un’epidemia nei suini senza alcuna conseguenza nell’uomo.

A partire dalla prima rivoluzione agricola, l’ampliamento degli insediamenti umani e la coesistenza con gli animali, utilizzati per lavoro o per la produzione di alimenti, ha favorito molti salti di specie; sono così comparse malattie come il morbillo, il vaiolo e la varicella. E’ importante fare chiarezza sul fatto che i salti di specie non sono sempre caratterizzati dal passaggio di patogeni dagli animali all’uomo, ma possono avvenire anche in senso contrario, come nel caso della tubercolosi. Le cause che danno accesso a nuove nicchie ecologiche sono, nella maggior parte dei casi, mediate dall’azione umana e sono conseguenti a cambiamenti nello sfruttamento del suolo, nell’estrazione delle risorse naturali, nei sistemi di produzione, nei trasporti, nell’uso di farmaci antimicrobici, nel commercio globale, nonché a fenomeni complessi come il riscaldamento globale.

La trasmissione di patogeni da altre specie all’uomo non è quindi altro che la conseguenza naturale del rapporto dinamico che si instaura tra noi, gli animali e l’ambiente. L’urbanizzazione e la distruzione degli habitat naturali creano le condizioni perché l’uomo e gli animali selvatici vivano sempre più in prossimità favorendo la trasmissione di patogeni tra specie diverse.

Il ruolo degli animali come fonte di malattie epidemiche emergenti riceve molta attenzione da parte dell’opinione pubblica perché colpisce le economie dei paesi più sviluppati, ma la maggior parte delle zoonosi non provoca pandemie e uccide migliaia di persone ogni anno nei Paesi in via di Sviluppo.

Dopo l’illusione di un predominio possibile del macro-mondo sul micro-mondo, malattie come COVID-19 ci ricordano che un dominio vero dell’uomo sugli animali e l’ambiente non è possibile e che l’approccio basato su una specie preminente non è efficace perché la Salute è Unica.

Per approfondire
Hardt M, D (2015). History of Infectious Disease Pandemics in Urban Societies, Lexinton Books
Karesh WB, Dobson A, Lloyd-Smith JO, et al (2012). ‘Ecology of zoonoses: natural and unnatural histories’. Lancet, 380(9857):1936–1945. doi:10.1016/S0140-6736(12)61678-X
World Health Organisation (2014). A brief guide to emerging infectious diseases and zoonoses.

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Siamo studiosi e ricercatori dell’Università di Bologna accomunati dalla convinzione che una società colta sia meglio equipaggiata per affrontare i problemi di un mondo in rapidissima trasformazione.

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