Una riflessione sul sentimento della nostalgia

Una riflessione sul sentimento della nostalgia

Contributo di Miranda Occhionero

La nostalgia ha per oggetto la miseria dell’irreversibile
V. Jankélévitch

Il termine nostalgia, nonostante l’etimo della parola possa trarre in inganno, è piuttosto recente nella cultura europea.  Esso è un neologismo derivato dalla fusione dei termini greci nòstos ritorno e àlgos dolore.

La storia di questo neologismo è piuttosto singolare e vale la pena ricordarla. Nel XVII secolo uno studente di medicina alsaziano di nome Johannes Hofer indicò con questo termine una complessa sindrome psichiatrica che colpiva i soldati svizzeri mercenari che erano costretti ad allontanarsi per lunghi periodi dai loro villaggi di montagna in zone lontane e vissute come ostili per cultura e lingua.

 I sintomi principali associati a questa patologia erano il pensiero persistente e ossessivo di far ritorno in patria, associato ad episodi ripetuti di pianto, anoressia e insonnia. Questo quadro patologico nei casi più gravi poteva condurli addirittura alla morte. Per molto tempo quindi questo termine è stato utilizzato in ambito medico, e precisamente psichiatrico, con diverse sfumature che lo avvicinavano in parte alla melancholia o comunque a forme gravi di angoscia e depressione in coincidenza con l’esperienza di lontananza. Al di fuori del contesto clinico il termine si affermerà solo molto più tardi in ambito letterario come una condizione dell’animo.

In realtà la nostalgia è un’emozione molto complessa e nell’accezione psicologica rientra nell’ambito delle emozioni cosiddette retrospettive, strettamente legata alla nozione di tempo vissuto e di un passato che in qualche misura diviene persistente e attraverso il ricordo si riattualizza.

Quando pensiamo alla nostalgia il riferimento più comune è relativo ad un luogo, un luogo dell’infanzia o della giovinezza che non abbiamo più possibilità di vedere, la nostalgia della patria per l’esule che non può più farvi ritorno (nella cultura occidentale il mito di Ulisse ne è certamente la rappresentazione più complessa). 

Giorgio De Chirico, Nostalgia del poeta (1914)
Giorgio De Chirico. Nostalgia del poeta (1914) 

Sappiamo però che tornare in un luogo che ci suscita un vissuto nostalgico può essere molto rischioso sul piano psicologico. Tutti abbiamo avuto l’esperienza di cocente delusione che si prova quando si ritorna in un luogo che suscitava in noi grande nostalgia, ma anche se immutato dal punto di vista fisico, non lo si ritrova come era rappresentato nel ricordo. In realtà il sentimento di delusione non è solo legato ai cambiamenti che sono subentrati nel tempo; l’aspetto più rilevante è quello legato al fatto che quel luogo rimanda ad un tempo che è passato e che è impossibile recuperare

È la consapevolezza che noi siamo cambiati e che non potremo recuperare un tempo vissuto, quel che non si riproporrà mai più. In questa accezione la nozione di irreversibilità del tempo viene ad essere centrale nel sentimento della nostalgia.

La dimensione del tempo passato diventa quindi l’autentico oggetto della nostalgia, il rapporto tra la coscienza di essere hic et nunc e il desiderio di quello che è stato. In questa accezione non è più tanto rilevante l’aspetto dei contenuti legati al sentimento nostalgico.

Come afferma Jankélévitch in “L’irréversible et la nostalgie”:

Il vero oggetto della nostalgia non è l’assenza contrapposta alla presenza, ma il passato in rapporto al presente; il vero rimedio per la nostalgia non è il ritorno indietro nello spazio ma la retrogradazione verso il passato nel tempo.

L’elemento caratterizzante è quindi dato dalla relazione tempo presente-tempo passato. È forse l’unico sentimento che è legato in modo esclusivo alla dimensione spazio-tempo intesa come luogo/tempo non più “rivivibile”. Essa serve a ricordarci che abbiamo un passato e che questo passato ha un effetto riverberante sul presente.

Il desiderio di un tempo che non c’è più e che è impossibile recuperare rende la nostalgia molto vicina ad un sentimento apparentemente distante e forse in qualche misura opposto che è la “speranza” ovvero il desiderio che il futuro possa consentirci l’accadere di eventi che al momento attuale non sono possibili, ma che riempiono la nostra rappresentazione temporale futura. In entrambe queste situazioni l’elemento cruciale è dato dalla assenza (e dal desiderio) di un tempo: che non può più ritornare nella nostalgia e che non sappiamo se arriverà nella speranza (Prete, 1992). Per assurdo possiamo avere anche nostalgia del futuro quando sentiamo venir meno un’aspettativa che avevamo creduto possibile e che invece vediamo svanire.

Sicuramente il sentimento che esprime con maggiore adeguatezza questo legame tra nostalgia e speranza è quello di “saudade”, intraducibile termine portoghese, non a caso presente in una cultura di grandi viaggiatori. Nel concetto di saudade è racchiusa la sensazione di mancanza e di desiderio del tempo passato accanto ad un malinconico desiderio di un futuro al quale si guarda con speranza.

…E in questi tempi lenti e lunghi di permanenza a casa vi segnalo due letture (e credo per molti riletture) che in qualche misura hanno ispirato questa breve riflessione:
Saramago J. (1984). L’anno della morte di Ricardo Reis. Torino, Einaudi, 2006.
Saramago J. (1999). Il racconto dell’isola sconosciuta. Torino, Einaudi, 2003.

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Siamo studiosi e ricercatori dell’Università di Bologna accomunati dalla convinzione che una società colta sia meglio equipaggiata per affrontare i problemi di un mondo in rapidissima trasformazione.

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