Free-Rider, Untore, Sceriffo

Free-Rider, Untore, Sceriffo

Contributo di Anna Soci

Il dilagare del Covid-19 e le sue mortali conseguenze ci hanno imposto comportamenti che mai avremmo pensato di dover assumere, e la situazione che stiamo vivendo in tema di restrizioni non è leggera, lo sappiamo bene. Tuttavia, pur con tentennamenti, alcuni passi falsi, e un non completo allineamento tra governo centrale e locale, sono state prese delle decisioni al cui rispetto il cittadino è dovuto.

Tali decisioni sono elencate nel d.l. 25 Marzo, No. 19: «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», sono pienamente recepite dall’ultimo d.p.c.m. del 1 Aprile (che pesce di Aprile … non è!) e tutti le conosciamo bene, anche se qualche ambiguità comunicativa può aver ingenerato incertezza (cosa si configura come comune attività motoria?).

L’ormai divenuto ben noto #iorestoacasa, con varianti sul tema del tipo #restate a casa, non è però accettato e seguito come si dovrebbe, sul filo di ragionamenti di vario ordine volti in realtà a schermare la banale mancanza di senso civico, per usare una sintetica pennellata. La principale argomentazione è: io esco quando voglio e vado dove voglio, vicino o lontano da casa, devo semplicemente stare distante dagli altri e indossare una mascherina. Una argomentazione più sofisticata rimanda invece al bisogno di ribellarsi a ciò che richiama, allude, fa presumere, che questa obbedienza ci assuefaccia a più dittatoriali futuri. Le due argomentazioni sono involontariamente legate.  

Cartoon Illustration of Cowboy Sheriff  Character

L’ovvia obiezione è: mio caro/a, la condizione a che la tua uscita da casa quando vuoi per andare dove vuoi possa essere innocua è banalmente … che gli altri non lo facciano. Se tutti lo facessimo, nemmeno la distanza precauzionale potrebbe essere rispettata. Qualche migliaio (decine, centinaia di migliaia) di persone tutte fuori fanno …ressa? Come minimo. Mio caro/a, questo è il classico comportamento del free-rider: stai cavalcando senza pagare.

Ma non è finita qui. Il free rider – che sa benissimo di essere tale – manifesta disapprovazione verso chi lo chiama, con lessico meno poliglotta, untore (non penserai per caso che io possa contribuire alla diffusione del virus??), figura storicamente antipatica che lo giustifica a non sentirsi toccato dalla disapprovazione della collettività nei suoi confronti.

E nemmeno qui finisce. Dimentica, il free rider, (o finge di dimenticare), che se è necessario contenere fenomeni pericolosi per la salute pubblica – bene primario – proprio chi se ne cura, cioè lo Stato che agisce in nome della collettività, dovrà intervenire quando si creino condizioni che la minacciano. Dunque, si inaspriranno i controlli (come proprio oggi viene richiesto dal Sindaco di Milano) e aumenteranno…. gli sceriffi? Il free rider, vera causa di questa evoluzione, potrà sentirsi così anche vittima. E potrà dire che le limitazioni di cui (come tutti) è stato oggetto sono pericolose, e che la ribellione a queste è sana, perché ci si può assuefare ad un sistema così poco liberale. Le libertà personali sono minate, più che minacciate. Potremmo non goderne più perché ci potremmo assuefare al loro indebolimento, limitazione, svuotamento.

Il contesto, ahimè, è scomparso. Mentre da questo contesto non si può prescindere. Non sono un giurista, ma l’Art. 16 della Costituzione è chiarissimo: “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di   sanità o di sicurezza”. E l’Art. 2 è adamantino laddove, dopo aver riconosciuto e garantito i diritti inviolabili dell’uomo, “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà … sociale”. Se il free rider vuole rispettare la Costituzione, sa cosa fare. E tutti saremmo più sicuri (o meno in pericolo).

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ParliamoneOra administrator

Siamo studiosi e ricercatori dell’Università di Bologna accomunati dalla convinzione che una società colta sia meglio equipaggiata per affrontare i problemi di un mondo in rapidissima trasformazione.

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