The year the Earth stood still

The year the Earth stood still

klaatu barada nikto

Contributo di Dario Braga

Molti leggono la Pandemia non come un evento a sé generato da un malaugurato, ma non infrequente, “salto di specie” di un coronavirus (la zoonosi descritta da A. Scagliarini), quanto come l’ultimo, certamente quello più palese e più “impattante”, di una serie di avvertimenti che il Pianeta ci sta mandando.

Di questi avvertimenti, in effetti, negli anni passati, e in particolare nel ’19 e in questo inizio di ’20, ne abbiamo ricevuti parecchi.

Lo studio di Mediacentre elenca un serie di disastri climatici nel 2019 con enormi costi umani e materiali. Riprendo l’elenco tal quale

  • January saw floods in Argentina and Uruguay which forced 11,000 people from their homes and in Australia with some places receiving more rain than at any time since records began in 1888.
  • In March Storm Eberhard swept across Europe while Cyclone Idai caused death and devastation in Zimbabwe, Mozambique and Malawi. Floods began racking up huge financial losses in the American Midwest ($12.5bn) and Iran ($8.3bn).
  • May and June saw $28 billion of damage in Asia: Cyclone Fani struck India and Bangladesh, parts of China experienced their highest rainfall for 60 years and in Northern India, a stronger than usual monsoon led to floods that killed 1900 people.
  • September and October saw Typhoons Faxai and Hagibis cause more than $20bn of damage in Japan as well as disrupt the Rugby World Cup which was being held there. 

L’agenzia indiana weather.com riporta che nel 2019 moltissimi stati indiani hanno subito alluvioni e inondazioni severe con danni enormi e perdite di vite umane. Alcune immagini delle alluvioni in India tratte dal sito della BBC

le alluvioni come quella avvenuta in India sono state causate dal cambiamento climatico. Possibile corrispondenza della pandemia che sta colpendo il pianeta
le alluvioni come quella avvenuta in India sono state causate dal cambiamento climatico. Possibile corrispondenza della pandemia che sta colpendo il pianeta

Alluvioni hanno colpito anche gli Stati Uniti e l’Europa. Qualcosa lo abbiamo visto anche in Italia, anche se con impatti meno drammatici. Ecco una immagine di Venezia tratta dal Guardian.

le alluvioni come quella avvenuta a Venezia con l'innalzamento delle acque sono state causate dal cambiamento climatico. Possibile corrispondenza della pandemia che sta colpendo il pianeta

Un altro evento “biblico” è stata la devastante serie di incendi australiani. Il Guardian riporta che tra Gennaio e Agosto 2019 le piogge in Australia sono state le più scarse di sempre. Alte temperature e venti forti hanno mantenuto l’umidità a livelli molto bassi facilitando la diffusione degli incendi.

gli incendi australiani sono stati causati dal cambiamento climatico. Possibile corrispondenza della pandemia che sta colpendo il pianeta

Sempre dalla BBC riporto “The 2019–20 Australian bushfire season,colloquially known as the Black Summer, began with several serious uncontrolled fires in June 2019. Throughout the summer, hundreds of fires burnt, mainly in the southeast of the country. The major fires, which peaked during December–January, have since been contained and/or extinguished. As of 9 March 2020, the fires burnt an estimated of 186,000 square kilometres),destroyed over 5,900 buildings (including 2,779 homes)and killed at least 34 people. An estimated one billion animals have been killed and some endangered species may be driven to extinction. By 7 January 2020, the smoke had moved approximately 11,000 kilometres (6,800 mi) across the South Pacific Ocean to Chile and Argentina.”

Per dare un’idea “locale” del disastro, la BBC ha prodotto un confronto su scala UK della estensione degli incendi australiani. Essenzialmente tutta l’Inghilterra sarebbe andata a fuoco.

gli incendi australiani hanno un'estensione pari a quasi l'intera Inghilterra. Possibile corrispondenza della pandemia che sta colpendo il pianeta

Dopo l’acqua e il fuoco, le cavallette. Miliardi di cavallette hanno invaso l’Africa dell’Est e l’Asia del Sud in quello che è considerata l’infestazione peggiore in un quarto di secolo con danni immensi ai raccolti e alle altre specie viventi.  

Immagini dell’invasione di cavallette tratte dal sito BBC

invasione delle cavallette ha portato enormi danni all'agricoltura. Può esserci una possibile relazione con la pandemia che sta colpendo il mondo
invasione delle cavallette ha portato enormi danni all'agricoltura. Può esserci una possibile relazione con la pandemia che sta colpendo il mondo

Questo è il quadro mondiale nel quale si inserisce la Pandemia. Acqua, fuoco, cavallette…. Chi vuole leggere nella grande Pandemia del 2020 “ultimo avvertimento” fa poca fatica.

Gran brutta storia. E sì perché quelli che ho elencato sono disastri terribili ma hanno interessato zone tutto sommato limitate del Globo. Con la Pandemia nessun paese è al sicuro, anzi nessuno è al sicuro. E chi avrebbe mai pensato che fossimo così fragili, così vulnerabili, anche in nazioni ricche e potenti? Che delusione. Ci stiamo scoprendo deboli, permeabili, impreparati, impotenti. Impotenti sì, perché non abbiamo (ancora) un’arma contro. Quello che stiamo facendo è fuggire, nasconderci, cercare protezione barricandoci in casa, contando sul fatto che, se non ci trova, COVID19 un po’ alla volta si stancherà. Ma ancora non si è stancato.

Quanti hanno scritto che “nulla potrà essere come prima”? Cito Gianfranco Pasquino  “Se tornasse “tutto come prima” vorrebbe dire che non avremmo capito molto e, soprattutto, che non avremmo imparato niente.” Verissimo.

E infatti in molti si stanno esercitando nel disegnare scenari per il post-COVID, per il “reboot” del Pianeta.

Già, il “reboot”. Scrive un amico e collega indiano “She (la Terra n.d.r.) threw the virus at us. In whatever crazy way I don’t exactly know. But total collapse of world economy will force a reboot of the planet. Any country that is foolish enough to try to get back to the old lifestyle will be doomed quickly.

Io non sono un economista, né uno scienziato sociale, e nemmeno un virologo o un epidemiologo. E tantomeno un filosofo. E nemmeno sono fatalista. Sono abituato a ragionare sulle “osservabili”. Non entro in questo dibattito, per quanto interessante.

Per questo raccomando la lettura di alcuni post in questo blog e di altri commentatori come, ad esempio, M. Sandel sul NYT

Ma c’è un tema che in questo pensare al futuro sembra mancare interamente, o che appare poco e scompare in fretta. È un temaccio brutto che fatica a entrare nei ragionamenti sul “dopo” e sulla “sostenibilità”.

Mi riferisco al tema della popolazione mondiale. Basta andare sul sito delle Nazioni Unite per vederne le proiezioni di crescita. Da qui al 2050 si prevedono qualcosa come 2-3 miliardi di esseri umani in più. In funzione del numero di figli e dell’aspettativa di vita alla nascita, la popolazione mondiale potrà attestarsi entro una “forbice” tra 9 e 11 miliardi di persone. Si veda la figura estratta dal report delle nazioni unite (formato pdf).

potenziale aumento della popolazione e il potenziale collegamento con la pandemia che sta colpendo il mondo

Non solo questo, le Nazioni Unite ci dicono anche che la durata media della vita a livello mondiale crescerà ancora, portandosi intorno a 77 anni (83 per la sola Europa) nel 2050. Stime pre-COVID, ovviamente. In ogni caso saremo di più e vivremo più a lungo e quindi consumeremo di più e più a lungo e, ovviamente, aspireremo tutti a condizioni di vita migliori e per tutti.

percentuali di popolazione con più di 65 anni nel 1990, 2019 e 2050. Aumento della popolazione in relazione con la Pandemia che sta colpendo il pianeta

Qualunque ipotesi/modello di più saggio utilizzo delle risorse del Pianeta si scontrerà con il fatto che la Terra è una sfera di superficie finita, con una popolazione in aumento e risorse in calo. Questo è lo scenario in cui qualsiasi ragionamento di “sostenibilità” deve essere inserito. Non tenerne conto è, per dirla con gli inglesi – “missing the wood for the trees”.

Ricordo che nel 2019  l’ “Earth overshoot day”, cioè il giorno dell’anno in cui l’umanità ha esaurito la sua quota annuale di risorse naturali, è arrivato il 29 luglio, quasi a metà anno. Sempre in anticipo sull’anno precedente, come ormai sta succedendo dagli anni ‘70. Nel 2019 abbiamo utilizzato le risorse naturali equivalenti a quelle di 1,75 pianeti Terra.

Insomma, già oggi, consumiamo largamente più di quanto il Pianeta sia in grado di produrre in un ciclo annuale. I consumi sono ovviamente estremamente disuguali, ma – sempre per dirla con le parole del mio amico Gautam, il parco dei consumi si è allargato: “Planet was okay to sustain the hedonism of USA, Canada, Europe till 2020. Then China and India added 3 billion for plastic throwaway culture and wild, indiscriminate travel. This was too much for Planet Earth and she has reasserted herself.”

Avremmo bisogno di due pianeti e non li abbiamo. Per questo il tema della sovrappopolazione è urgente ma è anche un tema difficile da trattare. È un tema “imbarazzante”. Se ne parla malvolentieri perché nessuno ha una soluzione, nemmeno il movimento Fridays4Future di Greta Thunberg, ricordato da Alessandra Bonoli nel suo post.

Riprendo le parole di Vincenzo Balzani “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale che va affrontata con una visione unitaria dei problemi ecologici ed economici.” Ebbene in questa visione unitaria bisogna esplicitamente inserire anche il tema della crescita della popolazione mondiale.

Che fare? Non lo sappiamo
Come facciamo a sostenere una popolazione crescente riducendo al contempo lo sfruttamento delle risorse del Pianeta e garantendo elevanti livelli di qualità della vita (sanità, alimentazione, educazione, sicurezza, ecc.) ?

Certo possiamo viaggiare meno (e in fondo stiamo imparando giocoforza che tanti spostamenti non sono indispensabili) ma non possiamo rinunciare alla socialità, alla stretta di mano, alla bevuta insieme e nemmeno alla curiosità di vedere il mondo. Non possiamo perché siamo umani.

Certo possiamo mangiare meno e in modo più intelligente ma se la popolazione del Pianeta continuerà a crescere sarà un inseguimento perso in partenza, avremo comunque bisogno di più cibo.

Possiamo/dobbiamo riciclare di più ma se saremo di più avremo bisogno di più prodotti, di più materie prime, di più risorse. Anche se riutilizzassimo al 100% quelle di questo istante non basterebbero più già un istante dopo.

Insomma un cul de sac

Avremmo bisogno di raggiungere rapidamente una condizione stazionaria nella curva di crescita della popolazione del Pianeta, un R0 = 1. Si potrebbe ragionare un po’ meglio di sostenibilità. So di toccare un taboo: per qualcuno è sicuramente un “obiettivo indecente” – e anche Stati che lo hanno perseguito (vedi “one child policy” in Cina) lo hanno abbandonato – per altri è semplicemente un obiettivo non praticabile anche se il cuore del problema sta tutto lì.

crescita esponenziale della popolazione, possibile relazione con la pandemia che sta colpendo il pianeta
crescita esponenziale della popolazione, possibile relazione con la pandemia che sta colpendo il pianeta

E allora?
Escludendo scenari distopici peggiori di quello – già pessimo – attuale, non ci resta che contare sulle nostre forze o, meglio, sui nostri cervelli, puntando non solo a sfamare ma anche a educare il Pianeta. Soprattutto le zone più povere. La conoscenza è il prerequisito per comportamenti responsabili e consapevoli.

Per il resto, dovremo “perfezionare” la nostra capacità di sfruttare il Pianeta attraverso gli strumenti della ricerca scientifica e tecnologica.

Non piace detto così? Al di là delle ipocrisie, va compreso e fatto comprendere che solo la ricerca potrà fornirci nuove fonti di energia rinnovabili ma anche diversa mobilità, agricoltura sostenibile ma anche nuove fonti alimentari, riduzione degli sprechi di acqua e cibo ma anche nuovi modi di recupero e immagazzinamento, riutilizzo pieno delle risorse ma anche sostituzione di quelle in esaurimento e accesso ad altre fonti di materie prime, ecc. Solo questo impegno può accompagnare una crescita sostenibile della popolazione mondiale fino a che non saremo in grado di… volare su un altro Pianeta.
Ad altro non so pensare.

viaggio sulla Luna 1902, Pandemia, possibili scenari per il futuro
viaggio sulla Luna 1902, Pandemia, possibili scenari per il futuro

Le voyage dans la Lune (1902)

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Siamo studiosi e ricercatori dell’Università di Bologna accomunati dalla convinzione che una società colta sia meglio equipaggiata per affrontare i problemi di un mondo in rapidissima trasformazione.

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