Archivio mensile Giugno 2020

L’uso di sostanze durante il lockdown: cosa abbiamo imparato

Contributo di Raimondo Maria Pavarin

In Italia la pandemia Covid-19, oltre all’elevato numero di decessi ed ai notevoli problemi sanitari, ha portato anche a un cambiamento nelle abitudini e negli stili di vita dell’intera popolazione. In particolare, le misure di isolamento sociale attuate dalla fine di febbraio 2020 per ridurre il rischio di contagio, con il vincolo di rimanere a casa e di minimizzare i contatti con altre persone, hanno imposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei locali pubblici (hotel, bar, pub, ristoranti e discoteche) e dei luoghi di socializzazione e divertimento. Come in altri paesi (Reynolds & Wilkinson, 2020), i negozi che vendono prodotti alimentari, tra cui bevande alcoliche di qualsiasi gradazione e tabacchi, non sono stati soggetti a restrizioni.

Gli studi disponibili evidenziano un potenziale maggiore utilizzo di sostanze psicoattive tra le persone isolate e stressate al fine di alleviare “sensazioni negative” (Volkow, 2020) e suggeriscono che le misure utilizzate per affrontare il Covid-19 probabilmente esacerberanno i molteplici fattori di rischio per l’avvio, il mantenimento, il peggioramento e la ricaduta nell’uso di droghe e di disturbi connessi alla dipendenza (Marsden et al, 2020). Inoltre, diverse evidenze suggeriscono che il periodo di isolamento potrebbe portare ad un aumento degli episodi di abuso di alcol e di ricadute nel bere problematico e, potenzialmente, potrebbe sviluppare disturbi da uso di alcol in soggetti a rischio (Clay & Parker, 2020).

Si tratta di studi mirati sugli utenti dei servizi di cura per le dipendenze (in Italia, SERD), da cui emerge un ulteriore maggior rischio per quegli utilizzatori di sostanze ed alcol che vivono in situazioni di marginalità e disagio sociale, una parte dei quali sono utenti dei servizi territoriali di riduzione del danno. Nessuno studio ha invece indagato i possibili cambiamenti nell’uso di sostanze o nel consumo di alcol per i consumatori non problematici da un periodo “normale” senza restrizioni rispetto ad un periodo di “blocco”.
Questa insolita situazione sociale, in cui specifiche sostanze psicoattive legali (come ad esempio alcol e tabacco) sono regolarmente in vendita e, dovendo ridurre i contatti sociali rimanendo a casa, dovrebbe essere ancora più difficile procurarsi ed utilizzare sostanze illegali, potrebbe avere interessanti ripercussioni sia nei comportamenti dei consumatori che nella progettazione di politiche di prevenzione. Ciò vale soprattutto per i consumatori socialmente integrati di sostanze illegali, una popolazione particolare, molto difficile da individuare e studiare (Decorte, 2001), con abitudini consolidate di consumo occulto/nascosto al fine di evitare problemi legali, stigma o etichette (Sznitman, 2005). Si tratta di persone con diversi livelli di integrazione all’interno della società mainstream, il cui uso di sostanze non mina le relazioni sociali e non interferisce con le attività quotidiane, gli impegni sociali, lo studio e il lavoro; utilizzano stupefacenti principalmente in contesti ricreativi ed hanno una buona conoscenza del mercato (Pavarin, 2016).

Appare quindi evidente che non siamo di fronte ad una popolazione omogenea di utilizzatori di sostanze illegali ma che, a partire dai punti di contatto con i servizi di cura (SERD), sanitari (Pronto Soccorso) e di riduzione del danno sul territorio (Unità mobile metadone, Unità di strada), è possibile individuare e studiare i comportamenti di molteplici sotto-popolazioni con caratteristiche, stili di consumo e problematiche tra loro molto diverse. Ovviamente, tale distinzione in molti casi appare schematica in quanto gli stessi soggetti a volte vengono contattati in più settori. Ad esempio, non è raro che ex utenti SERD siano seguiti dai servizi territoriali di riduzione del danno o che si rivolgano al Pronto Soccorso in seguito a problemi dovuti all’uso di sostanze.

grafici sull'utilizzo di sostanze stupefacenti e alcool durante il lockdown

Scopo della presente analisi è quello di individuare eventuali cambiamenti nell’uso di sostanze illegali ed all’abuso di alcol nell’Area Metropolitana di Bologna nel periodo del lockdown (Marzo/Aprile 2020) rispetto al periodo precedente, utilizzando i dati delle varie fonti disponibili ed anticipando alcuni risultati di una survey condotta nel mese di aprile con video interviste online ad un campione di consumatori socialmente integrati.

Sostanze illegali – Qui di seguito riportiamo i dati relativi all’accesso di nuovi utenti ai SERD, dove il numero risulta in calo rispetto ai mesi precedenti ed allo stesso periodo del 2019, ed all’accesso ai reparti di Pronto Soccorso per consumo problematico di sostanze illegali, da cui emerge invece che il tasso di visite correlate a problemi dovuti all’uso di sostanze illegali su mille accessi è sempre più elevato nel 2020 rispetto all’anno precedente. In particolare, nei mesi di Marzo/Aprile 2020 calano gli accessi di notte e nel fine settimana e diminuisce il numero di accessi di persone con meno di 30 anni, mentre invece rimane stabile il numero di accessi di quarantenni ed aumenta il numero di accessi di persone con età superiore o uguale a 50 anni. Da rilevare, anche se su numeri ridotti, l’aumento delle visite collegate a sindrome di astinenza (11 nel 2020, 8 nel 2019) durante il lockdown. Questo significa che calano gli accessi collegati ad un consumo di droghe contestuale (i giovani) e associato a momenti di socialità e divertimento (la notte, il fine settimana), mentre aumentano invece sia gli accessi di persone che non si vogliono rivolgere ai servizi, che di utenti o ex utenti SERD. Durante il lockdown il Pronto Soccorso diventa pertanto un punto di riferimento sia per la fascia marginale di consumatori problematici che per i consumatori socialmente integrati.

grafici sull'utilizzo di sostanze stupefacenti e alcool durante il lockdown

Per quanto riguarda i nuovi accessi ai servizi, appare interessante notare come il numero sia più elevato nei servizi territoriali di riduzione del danno (unità mobile metadone e unità di strada) rispetto ai SERD, soprattutto di persone con consumo di Eroina. Questo significa che una particolare popolazione di consumatori di stupefacenti, caratterizzata da disagio sociale ed abitativo, ha avuto maggiori problemi durante il lockdown. Una parte di questi ha deciso di rivolgersi ai servizi, molto probabilmente anche a causa delle aumentate difficoltà nel procurarsi le sostanze. A questo proposito va tenuto presente che durante il lockdown la mobilità si è ridotta notevolmente, rendendo quasi impossibile lo spostamento con mezzi pubblici da una città all’altra.

grafici sull'utilizzo di sostanze stupefacenti e alcool durante il lockdown

Dalla ricerca condotta nel mese di Aprile 2020 con video interviste a persone con uso di sostanze illegali che non si sono mail rivolti al SERD, tutti con elevata scolarità, abitazione regolare, lavoratori o studenti, emerge che durante il lockdown sono diminuiti il consumo e la spesa per sostanze psicoattive, sia legali (alcol) che illegali. In particolare, diminuisce l’uso in particolari contesti collegato a socialità e divertimento ed aumenta il consumo solitario nella propria abitazione, motivato in gran parte da abitudine e noia. Calano anche gli episodi di alterazione alcolica e l’uso di superalcolici. 

Alcol – Per quanto riguarda il consumo problematico di alcol, diminuisce sia il numero di nuovi utenti SERD che di accessi al Pronto Soccorso per intossicazione alcolica acuta (AAI). In particolare, le visite al Pronto Soccorso diminuiscono in modo più accentuato di notte e nel fine settimana, per soggetti con età inferiore a 40 anni; l’accesso di soggetti con età superiore a 50 anni è diminuito invece in modo meno marcato. Come già dimostrato (Ahmez et al, 2020), ciò potrebbe essere correlato a un precedente comportamento “problematico” nel bere (cioè un disturbo da uso di alcol) che li ha portati a non modificarlo o esacerbarlo durante il blocco.

grafici sull'utilizzo di sostanze stupefacenti e alcool durante il lockdown

Cosa emerge – Per quanto riguarda le sostanze illegali il lockdown ha fatto emergere parte del sommerso nel mondo delle droghe, in particolare quella collegata a marginalità e disagio sociale. Sono infatti aumentati i nuovi contatti con i servizi territoriali di riduzione del danno, soprattutto di persone con uso di eroina. Gli accessi al Pronto Soccorso per astinenza da sostanze e di persone con età superiore a 50 anni evidenziano invece un particolare target di consumatori problematici che non si rivolgono ai SERD.

Per quanto riguarda l’alcol, emerge invece la stretta relazione tra contesti ed abuso, abuso che diminuisce in una situazione in cui vengono contenuti i momenti di socialità e di divertimento, evidenziando un grosso cambiamento negli stili di consumo degli alcolici durante il lockdown, soprattutto tra i giovani.

Tra i consumatori socialmente integrati calano l’uso di sostanze e l’abuso di alcolici. In particolare, cala l’uso contestuale collegato al divertimento, ma aumenta l’uso solitario, motivato dalla noia e dall’abitudine.

Per concludere, possiamo affermare che il nostro lavoro conferma quanto riportato in letteratura relativamente ai soggetti più fragili e con consumo problematico, ma che l’esperienza del lockdown può darci una lezione, soprattutto per quanto riguarda le politiche di prevenzione, da innovare e su cui investire maggiori risorse. Infatti, esclusi particolari target di consumatori problematici, l’uso di droghe e alcol non è stato ritenuto “necessario” dalla maggior parte dei giovani, che considerano invece tali sostanze come strettamente associate a particolari contesti (locali pubblici) e situazioni (divertimento, socialità). Da cui deriva che gli stili di consumo possono essere modificati, che l’uso di sostanze non sempre va affrontato come un problema di ordine pubblico o di “sicurezza” ed è possibile contenere l’uso e ridurre i danni associati.


Bibliografia
Ahmed MZ, Ahmed O, Aibao Z, Hanbin S, Siyu L, Ahmad A (2020). Epidemic of COVID-19 in China and associated Psychological Problems. Asian J Psychiatr.51:102092.
Clay JM, Parker MO (2020). Alcohol use and misuse during the COVID-19 pandemic: a potential public health crisis? Lancet Public Health. 5(5): e259.
Decorte, T. (2001). Quality control by cocaine users: underdeveloped harm reduction strategy. European Addiction Research, 7(4), 161-75. https://doi.org/10.1159/000050737
Marsden, J., Darke, S., Hall, W., Hickman, M., Holmes, J., Humphreys, K., Neale, J, Tucker, J, & West, R. (2020). Mitigating and learning from the impact of COVID‐19 infection on addictive disorders. Addiction
Pavarin RM (2016). First consumers, then socially integrated: results of a study on 100 Italian drug users who had never turned to public or private addiction services. Substance Use Misuse. 2016; 51: 892-901
Reynolds, J., & Claire, W. (2020). Accessibility of ‘essential’ Alcohol in the time of COVID-19: casting light on the blind spots of licensing? Drug and Alcohol Review.
Sznitman. S.R. (2005). “I am not a drug abuser, I am a drug user”: A discourse analysis of 44 drug users construction of identity”. Addiction research & theory, 13(4): 333-46. https://doi.org/10.1080/16066350500136276
Volkow, N. D. (2020). Collision of the COVID-19 and Addiction Epidemics. Annals of Internal Medicine Apr 2;M20-1212.

Mobilità e turismo, al di là dei complotti

Contributo di Marco Borraccetti

Superata l’emergenza relativa alla pandemia di COvid-19, avviata la fase 2, l’attenzione si sta spostando con maggiore attenzione sulle conseguenze economiche e, soprattutto, su quello che potranno essere i prossimi mesi, anche dal punto di vista della mobilità ordinaria delle persone, volendo cosi definire la possibilità di spostarsi non solo per ragioni di necessità e/o urgenza o lavorative. Dal punto di vista interno, come noto, dal 3 giugno si è tornati a viaggiare tra regioni; inoltre, è stata abolita la necessità di effettuare un periodo di quarantena di due settimane per coloro in viaggio dall’estero, quale che fosse il luogo di provenienza e il livello di contagio.

I giornali hanno titolato immediatamente che, così facendo, le frontiere italiane sono state aperte; in realtà si tratta di improprietà poiché, quelle interne all’area Schengen, non sono mai state formalmente ripristinate, tanto che non risultano notifiche in tal senso del governo italiano alla Commissione europea, mentre quelle esterne lo rimarranno in qualche modo visto che l’Italia, come gli altri Paesi europei dello spazio di libera circolazione, continuerà a riservare – almeno fino al 15 giungo successivo –  la possibilità di ingresso solo ai cittadini non europei che sono in viaggio per ragioni essenziali.

Con tale provvedimento il governo italiano cerca di sostenere anche il settore turistico, consentendo in tal modo l’arrivo di turisti stranieri in Italia. Sarà però sufficiente? Soprattutto, visto che la dimensione europea è evidentemente fondamentale, cosa sta succedendo e si sta facendo a Bruxelles e nelle capitali degli altri Stati membri?

mappa europea legata ai contagi e alle misure di restrizione, mobilità in fase2

Rispondere alla prima domanda è facile esercizio, perché è chiaro che il provvedimento italiano è importante, ma non risolutivo: infatti, la maggior parte dei possibili turisti stranieri dovrà attraversare almeno un confine per giungere in suolo italico e la libera circolazione a livello europeo non è ancora del tutto garantita; inoltre, cosa non trascurabile, potrebbero essere soggetti a misure di controllo o isolamento una volta rientrati nel loro Paese. Infatti, per proteggere i propri cittadini dal contagio, la quasi totalità degli Stati europei ha progressivamente ripristinato i controlli alle frontiere interne, normalmente previsti per verificare l’identità di coloro che le attraversano, ed ha principalmente stabilito obblighi di quarantena per coloro che entravano nel paese, quale che fosse la cittadinanza degli interessati.

Più complesso rispondere alla seconda, poiché tali decisioni sono state assunte in un contesto normativo europeo in cui le procedure sono chiaramente individuate per i casi riconducibili all’ordine pubblico e alla pubblica sicurezza, ma non per la sanità pubblica; inoltre, sono state legittimate dalla Commissione che, nel tentativo di rimediare all’iniziale intervento disarmonico dei singoli governi, ha invitato gli Stati interessati ad informarla delle loro decisioni. Sulla legittimità di quanto avvenuto molte riserve sussistono, principalmente con riferimento al periodo successivo alla prima emergenza,  e la stessa Istituzione non ha contribuito alla chiarezza, avendo riconosciuto che la salute dei cittadini sarebbe stata garantita anche senza i controlli di frontiera, ma auspicando al contempo – nella road map della Presidente della Commissione e del Presidente del Consiglio europeo – la ripresa della circolazione almeno tra aree con contagio (minimo) omogeneo. In tal senso si era espressa anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a confermare che, superata una prima fase di disorientamento, le misure da adottare per prevenire e ridurre ulteriori nuovi contagi, avrebbero dovuto (e dovrebbero) essere altre.  

Ridotto il numero di contagi, molti Stati stanno ora valutando proprio l’applicazione di tale criterio per l’istituzione dei cosiddetti corridoi turistici, che altro non sono che la possibilità di muoversi tra Stati che per l’appunto hanno livelli minimi di contagio, simili, e gestibili da parte dei locali sistemi sanitari. Questo potrebbe costituire il primo passo verso un ritorno alla normalità e per l’Italia risulterà fondamentale dimostrare che la gestione sanitaria ha superato l’emergenza e risulta ampiamente sotto controllo. Al contrario, in una situazione sensibilmente non ancora omogenea, od addirittura col ritorno di aree a mobilità limitata, potrebbe essere decisivo persino il ripristino delle aree a mobilità limitata: infatti, in tal modo, si potrebbe giustificare l’inclusione di alcune zone d’Italia in tali corridoi, favorendo cosi il ripristino dei collegamenti aerei e l’incremento di quelli terrestri.

In ogni caso, ancora una volta l’azione a Bruxelles risulterà determinante: solo il coordinamento della Commissione, svolto con il pieno esercizio dei poteri previsto dai Trattati, potrebbe verosimilmente portare ad una gestione soddisfacente per tutti, magari spingendo gli Stati al ripristino della legalità e della libertà di circolazione. E solo la pressione in tal senso del governo italiano in quel contesto, oltre che bilateralmente coi singoli governi, potrebbe portare a risultati concreti.

Non certo il lamentarsi per presunti (ma inesistenti) complotti nei confronti del nostro Paese.