Egologia versus Ecologia: Covid-19 nei visoni primi passi verso lo Zoonosicene?

Il 27 Aprile 2020, visoni allevati in due diversi allevamenti olandesi sono risultati positivi per COVID-19. Gli animali avevano mostrato segni clinici di diversa gravità tra cui problemi respiratori. La trasmissione sarebbe avvenuta in modo “casuale” da parte di personale di allevamento addetto alla cura degli animali, presumibilmente infetto da SARS-CoV-2. Si sarebbe trattato dunque di uno spillover uomo/animale e cioè di una zoonosi inversa.

La sensibilità dei visoni e di altri mustelidi all’infezione da COVID-19 non è una novità tanto che questi animali sono utilizzati anche come modello sperimentale per lo studio della malattia.

Da Aprile a oggi infezioni da SARS-CoV-2 nei visoni sono state riportate in Danimarca, Spagna, Italia, Svezia, Grecia. Lituania, Polonia, Francia e, recentemente negli Stati Uniti è stata dimostrata non solo in visoni allevati, ma anche nei selvatici. A Novembre 2020, la Danimarca ha segnalato più di 200 casi umani di COVID-19 causati da varianti del virus SARS-CoV-2 correlate al visone. Il Governo danese ha quindi autorizzato l’abbattimento di circa 15 milioni di animali a scopo precauzionale. In Danimarca si concentra il 40% degli allevamenti di visoni del mondo e l’impatto economico di questa decisione ha suscitato le proteste degli allevatori.

Il mio amico e collega Paolo Zucca ha recentemente pubblicato un interessante articolo sul Sole 24 dove propone che il nome della prossima era geologica sia Zoonosicene perché caratterizzata dalla comparsa sempre più frequente di malattie infettive pandemiche trasmesse dagli animali all’uomo (zoonosi) e viceversa (zoonosi inverse). Lo Zoonosicene sarebbe la conseguenza diretta dell’attuale Antropocene, caratterizzato dal più significativo impatto delle attività umane sull’ambiente. I predatori che sono al vertice della catena alimentare sono i primi a farne le spese. È questo il caso del visone europeo (Mustela lutreola) già scomparso da alcuni Paesi europei a causa del trappolamento intensivo, del deterioramento della qualità delle acque dei fiumi  e della frammentazione del suo habitat. Il declino del visone europeo rappresenta uno degli indicatori della pressione antropica sull’ambiente. Nonostante la quasi estinzione in natura, i visoni vengono oggi allevati e mantenuti in cattività per la produzione di pelli in molti Paesi del mondo. Secondo l’Animal rights group Humane Society International -UK-, la Cina, la Danimarca e la Polonia sono i principali produttori di pelli di visone a livello mondiale con circa 60 milioni di animali abbattuti ogni anno. Si tratta principalmente di visoni americani (Neovison vison) una specie alloctona che si è stabilita anche in Europa a seguito della “fuga” dagli allevamenti e che sembrerebbe in parte implicata nell’estinzione del visone europeo come possibile competitor ecologico e veicolo di patogeni ad alto impatto nella specie autoctona.

Ma… cosa c’entra tutto questo con il Covid-19? Il nesso è evidente se si considera come sono allevati i visoni. Questi animali in natura vivrebbero in un ambiente silvestre, lungo i canali fluviali, territoriali e distanziati tra loro e, soprattutto, dall’uomo.

Essi vengono invece allevati in capannoni con migliaia di esemplari, in gabbie metalliche in condizioni di elevata densità e, aspetto non trascurabile, le lettiere sulle quali vengono mantenuti producono polveri che favoriscono la diffusione rapida di patogeni a trasmissione aerogena come SARS-CoV-2.

La visione “Egologica” dell’uomo che vuole realizzare il massimo profitto attraverso l’intensificazione dell’agricoltura e della zootecnica è alla base dei salti di specie di agenti zoonosici, dagli animali all’uomo e viceversa e questo fenomeno è noto da tempo. Oggi però, la questione di come sono allevati gli animali (o meglio come non dovrebbero essere allevati)  non assume più solamente una dimensione etica ma anche di salute degli animali, dell’uomo e dell’ambiente (“salute unica” appunto) e monta prepotente la preoccupazione che le varianti genetiche di SARS-CoV-2 identificate nei visoni possano inficiare l’efficacia dei vaccini o che i visoni possano rappresentare un potenziale serbatoio non-umano capace di reintrodurre il virus una volta che la sua circolazione si sarà ridotta o arrestata.

Nella sua corsa a grandi passi verso lo zoonosicene, l’uomo crede ancora di poter controllare la natura confidando nel suo ingegno e nella tecnologia, ma questo non è più possibile senza al contempo ridurre l’impatto che la nostra specie ha sulle altre e su tutto il pianeta.  Vaccini e terapie sempre più innovative avranno uno scarso impatto se non saranno applicati in un contesto di equilibrio che da “Egologico” torni ad essere “Ecologico”.

l’immagine ‘Ego-Eco’ proviene da – Il genere umano fa parte dell’ecosistema, non  è separato  o al di sopra di esso. (S. Lehmann, 2010; S. Lehman 2019).

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