Ricerca scientifica di base, PNRR e UniBO

Contributo di Giovanni Capranico e Barbara Mantovani

Le attese per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono alte. Tutti ci aspettiamo un impatto trasformativo della ricerca scientifica e della società in Italia e in Europa. E’ un fatto che dei quattro vaccini contro Sars-CoV-2 approvati da EMA e FDA, nessuno sia europeo. Nonostante alcune fasi iniziali siano state infatti condotte in Germania per Moderna, e in Italia per Astrazeneca, le ricerche successive e lo sviluppo industriale sono state portate avanti al di fuori dell’Europa.

Le modalità di distribuzione delle risorse previste, tuttavia, dividono gli esperti e i decisori politici. La distribuzione delle risorse deve giustamente essere finalizzata ad aumentare la qualità della ricerca applicata ma anche di quella di base come in particolare invocato dal PianoAmaldi 1 che sosteniamo con forza. Alla base dello sviluppo tecnologico più recente e avveniristico, infatti, c’è sempre la ricerca di base, che – libera e responsabile – è prodroma di quella applicata e dell’innovazione tecnologica 2. Di questo sono ben consapevoli sia l’Unione Europea, che ha il programma strutturale di ERC per finanziare progetti di ricerca di base, definiti “curiosity driven”, che numerose Agenzie che finanziano la ricerca scientifica in tutti i paesi del mondo – vedi Statement of Principles del Global Research Council (2019) 3.

Naturalmente il solo modo auspicabile per rafforzare la qualità della ricerca (sia essa di base che applicata) è l’assegnazione delle risorse sulla base del merito scientifico, stabilito attraverso procedure standard di peer-review ampiamente utilizzate in Europa (ERC) e in Italia (AIRC, Telethon). I programmi di ERC, ARIC e Telethon hanno prodotto risultati tangibili che sono sotto gli occhi di tutti 4. Appare fondamentale dunque l’applicazione di tali procedure standard per distribuire le risorse del PNRR su tutto il territorio nazionale: canali predefiniti di flussi di risorse che non dipendano da questi criteri sono estranei agli standard internazionali di comprovata efficacia.

I principali centri di ricerca sono tuttavia spesso nei settori di maggiore impatto nel contesto contemporaneo, quali le biotecnologie e la post-genomica. E’ importante che queste ricerche proseguano perché avranno davvero un impatto trasformativo sulla società e sulle persone, ma un grande paese e l’Europa nel suo complesso però non possono trascurare specializzazioni e settori che al momento non sono di punta e/o appaiono in stagnazione o semplicemente di base. Il sapere è molteplice e tutti gli ambiti vanno coltivati e meritano uno stimolo a mantenere o raggiungere alti livelli di eccellenza, per la conoscenza in generale e perché fondamentali per implementazioni applicate in futuro. Sia di esempio la pandemia di Sars-CoV-2 che ha evidenziate l’importanza delle ricerche nelle zoonosi, virus di animali selvatici e la necessità di un approccio integrato One Health. Una distribuzione delle risorse in modo diffuso sul territorio nazionale con criteri di merito scientifico assicura che tutte le eccellenze, anche in nicchie scientifiche con pochi addetti, siano promosse in modo adeguato.

Chi sostiene una distribuzione diretta soltanto o prevalentemente a centri di ricerca riconosciuti a priori come eccellenti, in fondo non si fida delle professionalità presenti nelle Università. Ma come si può provare a superare le difficoltà del sistema Universitario in Italia? L’organizzazione degli enti pubblici (di varia natura) di ricerca scientifica è complesso ed articolato, e le Università ne sono una grande componente, altamente diversificata e complessa nella sua struttura. A livello di singole entità/istituzioni, le risorse solitamente provengono da canali interni ed esterni in un rapporto sano e funzionale tale da permettere, rispettivamente, le attività imprescindibili per le finalità della istituzione e le ricerche scientifiche di alta qualità. Gli enti di ricerca sono di vari dimensioni ed alcuni assumono la caratteristica di grandi centri di ricerca, spesso a carattere tecnologico. In futuro però, saranno sempre più importanti l’intensità delle interazioni a livello planetario tra molti soggetti interessati allo sviluppo scientifico a partire dalla ricerca di base. Anche nella prospettiva di una scienza aperta alle esigenze della società (open science), sarebbe auspicabile promuovere un’organizzazione di tipo diverso per potenziare ulteriormente scambi, rapporti, collaborazioni e interazioni non solo a livello globale, ma anche a livello locale con enti pubblici, associazioni e cittadini. 

Nel settore universitario la distribuzione delle risorse PNRR dovrebbe in particolare essere accompagnata da importanti cambiamenti che vadano nel senso di: 1) una maggiore integrazione e coerenza nell’organizzazione del lavoro didattico e scientifico delle istituzioni educative europee, che preveda anche un sistema di valutazione delle attività scientifiche a livello europeo; 2) una definizione nuova della partnership con le industrie e in generale gli stakeholders di tutti i settori che favorisca il trasferimento dei saperi di base a coloro che possono trasformare le nuove conoscenze e tecnologie a livello industriale e dei servizi; 3) la promozione di attività di terza missione che permeino la società promuovendo la trasparenza della ricerca scientifica e la sua comprensione da parte dei non addetti ai lavori.

Questi temi sono importanti anche per le attività di UniBO e della sua comunità di docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo, e dovrebbero essere al centro dei temi trattati in questo anno di elezione della prossima Governance. A nostro parere, al centro di tutte le attività di UniBO dovrebbe esserci la ricerca di base in tutti i settori presenti nell’Ateneo. Le risorse che arriveranno all’Ateneo dovrebbero essere distribuite soltanto secondo il merito dei progetti, valutati seguendo le procedure standard internazionali. Da questo punto di vista, le attività di ANVUR non appaiono adeguate per la valutazione scientifica dei progetti specifici e l’Ateneo dovrebbe agire, tenendo sì conto delle valutazioni ANVUR, ma anche assumendosi la responsabilità di una valutazione non vincolata a interessi particolari o potentati esterni. 

Sarebbe infine interessante nell’ottica di un ripensamento globale del sistema che il prossimo Rettore o Rettrice si facesse carico di uno sviluppo ulteriore del Processo di Bologna per una maggiore integrazione amministrativa e normativa del sistema universitario europeo e la definizione di uno spazio europeo della ricerca accademica.

NOTE:

1 http://www0.mi.infn.it/~vigezzi/pandemia.pdf

2 Italiano:

https://www.clusteralisei.it/la-ricerca-di-base-e-il-motore-delle-grandi-innovazioni-nella-medicina/
https://www.ilroma.net/opinione/nobel-limportanza-della-ricerca-di-base

Inglese:
https://sitn.hms.harvard.edu/flash/2019/not-so-basic-research-the-unrecognized-importance-of-fundamental-scientific-discoveries/
https://www.nigms.nih.gov/education/fact-sheets/Pages/curiosity-creates-cures.aspx
https://www.msl.ubc.ca/a-brief-history-of-discovery-how-applied-science-relies-on-basic-research/
https://www.scielo.br/scielo.php?pid=S0100-40422020000801176&script=sci_arttext&tlng=en

3GRC participants reaffirm the importance of research investments in areas which might not seem of particular societal interest at any particular point in time. Societal challenges change over time, not least because they are always subject to political debate. Maintaining a broad knowledge base is a prerequisite to be able to adequately and timely respond when new societal challenges emerge.”; “GRC participants therefore reiterate the 2017 Statement of Principles on the Dynamic Interplay between Fundamental Research and Innovation that “focusing too much on short-term results will put the future seeds of innovation at risk””. Vedi: https://www.globalresearchcouncil.org/

4 https://erc.europa.eu/projects-figures/erc-funded-projects
https://www.airc.it/fondazione/cosa-facciamo/cosa-finanziamo
https://www.telethon.it/cosa-facciamo/ricerca/

Foto: Simona Corneti

ParliamoneOra

Siamo studiosi e ricercatori dell’Università di Bologna accomunati dalla convinzione che una società colta sia meglio equipaggiata per affrontare i problemi di un mondo in rapidissima trasformazione.

Recommended Articles