Corpi perfetti, a qualsiasi costo. Forse in nessuna epoca della storia come oggi l’ossessione per la forma fisica è stata onnipresente. E l’epidemia da coronavirus non ha fatto altro che evidenziare una volta di più come la cura del corpo e l’attività fisica siano fondamentali per proteggerci e renderci più resistenti, anche alle infezioni. E chi meglio degli sportivi (professionisti o dilettanti) può incarnare la perfetta forma fisica?

Ma non è tutto oro quello che luccica. Dietro fisici scolpiti e prestazioni sportive estreme, troppo spesso si celano pratiche proibite, sofferenze e malattie causate dalla smania della vittoria, dall’avidità di guadagno, dal desiderio di primeggiare.

E troppo spesso le prime vittime di tutto ciò, gli sportivi, i giovani, i nostri figli non sanno di preciso che cosa stanno facendo. Non conoscono i rischi cui vanno incontro seguendo i “consigli” apparentemente disinteressati di persone che dovrebbero aver cura di loro, e invece li tradiscono.

Cerchiamo allora di fare chiarezza sulle pratiche (sleali) del doping e sulle pratiche (virtuose) dell’anti-doping, nell’eterna rincorsa tra le guardie del “fair play” ed i ladri di medaglie, olimpiche o solo di quartiere, non fa differenza…

Studiosi dell’area scientifica e umanistica si incontrano, organizzando un discorso rigoroso e documentato, ma allo stesso tempo coinvolgente e interattivo, su un problema in cui scienza e lealtà si incontrano e si rinforzano a vicenda. Perché di doping nessuno deve più soffrire, né ammalarsi, né morire.

Coordinamento:

Laura Mercolini, Luca Ferrari

Contributi:

Roberto Mandrioli, Michele Protti, Paco D’Onofrio