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Genere e Inclusività

La “teoria del gender” non esiste, con buona grazia di chi oggi la osteggia e la bandisce da scuole e organizzazioni. Esistono invece le teorie e le metodologie degli studi di genere, delle donne, queer e femministe. Esiste l’impegno sociale e culturale degli studi di genere, area di studi che ha come obiettivo una rilettura del mondo attraverso l’ottica di chi ne è stato/a escluso/a, marginalizzato/a, o di chi non rientra nelle norme ‘accettate’ e ne sostiene i diritti.  La violenza, l’odio in rete, l’esclusione, le nuove (antiche) solitudini hanno spesso una matrice di genere e ancora oggi le donne e soggetti transgender, gay e lesbiche ne sono le principali vittime.

L’inclusione, in questa prospettiva, riguarda anche uguaglianza ed equità, e comprende fattori interrelati quali, appunto, genere,‘etnia’, classe, orientamento sessuale, oggi rivisti alla luce dei più recenti fenomeni di globalizzazione e migrazione, e dei diritti LGBTQI+. Per parlare di genere occorre una prospettiva interdisciplinare. Così come politica ed economia non possono prescindere da questi aspetti fondativi, interconnessi. Ad esempio: il reddito di cittadinanza può e deve essere declinato in questa prospettiva? Tiene conto delle disuguaglianze tra donne e uomini? Di coloro che non hanno famiglia?

L’eterogeneità delle organizzazioni locali e globali, i movimenti sociali, pur nella loro diversità e a volte anche contrapposizione, i diversi tipi di femminismo e le comunità LGBTQI+ testimoniano che, al di là delle differenze, il nostro tempo (la nostra accademia e la società) ha bisogno di confrontarsi con chi richiede un urgente cambiamento, contro il ritorno di tutti i tipi di ‘inquisizione’ e il pensiero unico. Soprattutto dobbiamo ripensare il legame tra università e società, in una sinergia più forte e incisiva.

Coordinamento:
Rita Monticelli, Raffaella Baccolini, Stefano Toso

ParliamoneOra. Un movimento politico?

(di Alessandro Iannucci)

Si. ParliamoneOra è un movimento politico.

E’ un movimento perché nasce dalla presa di coscienza di un gruppo di ricercatori e docenti della necessità di muoversi in una precisa direzione. Andare oltre le aule di lezione, le conferenze e i convegni scientifici. Andare verso una società da cui sono forse rimasti troppo distanti: magari con élitaria consapevolezza di essere altro e di essere diversi rispetto  a derive di vario genere.

Un rapido elenco? Eccolo: il sovranismo – termine che dovrebbe far pensare agli stati assoluti prima della rivoluzione francese, e quindi suscitare il senso del ridicolo, se non della repulsione; la sfiducia nella scienza e nelle sue conquiste tutto sommato recenti come i vaccini; la dissipazione del proprio privato, profilato e analizzato da entità apparentemente distanti attraverso miriadi di informazioni regalate ai social, a games, al paradiso dei balocchi di acquisti di ogni genere; l’indifferenza rispetto agli occhi del migrante che affonda e cui si porge la mano non per tirarlo sulla nave ma per chiedere un visto di ingresso che non può avere; il rifiuto di un’istituzione, l’Europa, che ha dato concreta forma a una cultura millenaria e al progetto utopico di condividere valori, stili di vita, monumenti, merci e linguaggi piuttosto che combattersi per prevalere gli uni sugli altri; e ancora l’ambiente, tra plastica e riscaldamento globale; gli usi e gli abusi degli antibiotici.

Questi i ‘temi’ che il gruppo di ParliamoneOra intende affrontare, alla luce delle proprie competenze e dei propri studi, perché prevalga rispetto alla chiacchiera, al sentito dire, all’opinione costruita sulla persuasione emotiva piuttosto che sul conoscere il valore e l’efficacia del discorso scientifico.

Un discorso che non può restare nell’ambito dei cosiddetti esperti, trincerati nel ruolo ormai non più in auge di autorevole élite.

Nell’età della fine dell’intermediazione occorre prendere la parola nella società di cui si è parte, comprenderne emozioni, paure, istanze, esigenze per costruire insieme un discorso nuovo in cui l’autorevolezza derivi dalla condivisione.

Per questo ParliamoneOra è un movimento politico.

Nel senso chiarito da tempo da Aristotele. Non si tratta di adesione a questa o quella compagine elettorale, di oggi o di ieri, e nemmeno di domani. Ci mancherebbe. L’uomo, ha spiegato Aristotele è zoon politikon, cioè tra gli esseri viventi – o gli animali – l’unico che si contraddistingue per essere «per natura» portato a un vivere in comunità (koinonia) che si sostanzia nella costruzione di una polis, di una società organizzata intorno all’idea di condivisione (politeia). Anche gli animali costruiscono società e comunicano, certo.

Ma l’uomo, spiega Aristotele, ha qualcosa di più – e noi possiamo forse aggiungere ha qualcosa di ‘diverso’.

La parola, il logos : «solo l’uomo, tra gli esseri viventi, ha la parola. La  voce (phoné) è segno del dolore e del piacere, per questo è propria anche degli altri esseri viventi, perché la loro natura arriva fino a questo,  avere la percezione del dolore e del piacere e comunicarla l’uno all’altro; la parola invece serve a mostrare quanto è utile e quanto è dannoso, come anche il giusto e l’ingiusto. […] La condivisione di queste cose crea le  famiglie e  le città». (Aristotele, Politica, 1.1253a)

Il logos è la parola ‘che ragiona’, la razionalità argomentativa accanto a quella logico-deduttiva. In una società organizzata sulla condivisione (politeia) e sulla possibilità di tutti di esprimere un’opinione in ragione non della forza ma di un principio di eguaglianza (isegoria), il logos è anche la parola pubblica. Tutti hanno la possibilità di prendere la parola, tutti hanno il dovere di prendere la parola.

Parliamone ora, dunque. Per dire quello che sappiamo e che può servire a tutti; consapevoli che quello che sappiamo ora è scientifico perché non è vero per sempre, ma come spiegava Popper è soggetto al processo di falsificazione. Domani le nostre conoscenze saranno diverse, avranno altri paradigmi. Oggi, per quello che sono e per quello che possono valere, le proponiamo non solo ai nostri studenti e a quanti condividano la stessa expertise: ma le vogliamo mettere in comune (es to koinon), convinti che possano essere utili a tutti e contribuire non certo a risolvere ma almeno a chiarire i fatti che stanno dietro le derive e i problemi cui sopra si accennava.