Archivio dei tag ParliamoneOra

Vaccini: tanto rumore, ma non per nulla

Contributo di Patrizia Selleri

Dopo tanto discutere, dopo il lungo braccio di ferro seguito all’applicazione della legge 119 del 31/07/2017, è iniziato l’anno scolastico 2019/20, che vede la prima concreta applicazione di quanto previsto dalla norma rispetto ai bambini non in regola con le vaccinazioni obbligatorie.

I dati della regione Emilia Romagna indicano complessivamente il superamento della soglia del 95%, quindi possiamo immaginare che sia venuta meno la resistenza delle famiglie più incerte e dubbiose, ma proprio per questo i dati meritano di essere osservati con più attenzione. All’apertura dei servizi 0-6 in Emilia Romagna, i dati resi disponibili riguardano poche famiglie inadempienti in provincia di Parma, 150 famiglie a Reggio Emilia, meno di dieci bambini a Modena, 75 a Ferrara,26 bambini a Bologna, 912 a Ravenna (130 nella fascia 0-6 e 782 nella fascia 7-16), 1160 a Cesena (190 in fascia 0-6 e 970 in fascia 7-16 anni), 809 a Forlì ( 137 nella fascia 0-6 e 672 nella fascia 7-16), 3215 a Rimini (458 nella fascia 0-6 e 2757 nella fascia 7-16).[Fonte: Corriere di Bologna, 8/09/2019, pag. 5]

Al netto dei bambini che, per ragioni sanitarie importanti, non possono essere vaccinati, resta comunque uno zoccolo duro che resiste come se si trattasse di una battaglia fondamentale per lo sviluppo della civiltà, in quanto manifestazione del diritto alla libertà di scelta.

La posizione contro i vaccini è fuori da ogni logica (sanitaria, poiché i vaccini sono una conquista della scienza; umanitaria, poiché sono in grado di ridurre danni permanenti e salvare vite), oltre ad essere debole sul piano del ragionamento e quest’ultimo aspetto, per una psicologa, è molto interessante. Partiamo da questa premessa: se e solo se tutti gli individui sono vaccinati, allora le malattie prevenibili con il vaccino scompariranno /vogliamo far scomparire le malattie prevenibili e quindi utilizziamo il vaccino. Da una premessa che è ritenuta vera senza distinzioni (ricordo che uno degli argomenti contro le vaccinazioni era appunto “non servono perché le malattie sono sparite, vedi l’esempio del vaiolo”) deriva quindi la conseguenza logica di fare i vaccini fino a quando tutte le malattie prevenibili non saranno scomparse ovunque: no malattia quindi no vaccino. Questa sarebbe la logica del ragionamento generale ma invece, come prosegue il ragionamento individuale chi decide di non vaccinare i figli? Forse dice a se stesso: io non vaccino mio figlio, perché voglio che la malattia circoli ancora? Oppure: io non vaccino mio figlio con qualcosa che potrebbe farlo ammalare? Ed ancora: visto che lo fanno gli altri, allora posso non farlo io? In tutti i casi la conseguenza non deriva dalla premessa. Siamo di fronte ad un esempio di logica che si confonde nel senso comune, una posizione universalistica contro quella puramente individuale.

Vaccini: tanto rumore ma non per nulla

Come molti hanno scritto, il dibattito sulle vaccinazioni infantili è andato ben oltre il tempo e lo spazio che avrebbe meritato, perché ad argomenti illogici c’è stato il paziente tentativo di rispondere con argomenti logici, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

A questo punto il sistema sociale che regge il patto dell’essere una nazione chiamata Italia non poteva che prevedere di normare per legge le condotte dei singoli individui, così come è stato fatto con il codice della strada. Tanto per fare un esempio ben comprensibile a tutti, io posso dire: mi piacerebbe lasciare l’auto dove mi è comodo (per tantissime ragioni, forse addirittura comprensibili), contando sul fatto che gli altri cercheranno di risolvere la situazione che ho creato, ma invece non si può fare, perché la scelta di un singolo non può arrecare danno agli altri e quindi quell’auto va rimossa a spese del trasgressore.

Ora qualcuno potrà dire che la salute dei figli non è un’automobile ma, così facendo, la natura dell’esempio viene volutamente manipolata, passando dal piano del ragionamento logico a quello di un arbitrario caso di coscienza (cosa che, per altro, potrebbe essere anche lasciare l’auto in doppia fila ed andare al bar!).

Chi vorrebbe volutamente mettere a repentaglio la salute dei figli con un vaccino? Nessuno ma, in questo modo, l’effetto sarebbe potenzialmente quello di non far nulla per evitare le epidemie, mettendo quindi a repentaglio sempre la salute dei figli, solo in modo diverso: credo che si possa convenire sul fatto che il risultato non cambierebbe poi tanto. E’ bizzarro non avere fiducia nei risultati della scienza per affidarsi al caso ed alla fortuna.

A tutti coloro che ritengono inutile vaccinarsi, tanto i nostri bambini non si ammalano più, segnalo di fare attenzione a cosa racconta Carolina (Rai 3, Storie minime, 20/09/2019)

Carolina ed il clacson, Storie Minime

«Mia figlia mi ha reso una persona migliore. Una persona più sensibile, perché non lo ero»Carolina #StorieMinime #Rai3

Pubblicato da Rai3 su Venerdì 20 settembre 2019

Migrazioni e Mediterraneo: confine liquido e mediatico

Contributo di Pierluigi Musarò

Migliaia di uomini e donne provenienti da tutta l’Africa e parte dell’Asia lasciano tutto alle spalle e attendono il momento propizio per attraversare il Mediterraneo. Lungo le coste tra Senegal, Libia e Turchia donne e uomini restano sospesi tra il desiderio di partire e la nostalgia di casa. Eppure non desistono.

Da circa tre decadi, per quanto si cerchi di scoraggiare gli aspiranti richiedenti asilo attraverso blocchi, respingimenti, rimpatri e campagne di comunicazione ad hoc, quel mare di mezzo – Mare Medi Terraneum in latino, il mare in mezzo alle terre – che i romani definivano Mare Nostrum, resta più attraente dell’impossibilità di attraversarlo.

Più che un mare frontiera tra l’Africa e l’Europa, un ‘continente liquido’ secondo la definizione di Fernand Braudel, che nella sua storiografia mediterranea ne riconosce la duplice natura di barriera che si estende fino all’orizzonte e al tempo stesso luogo che unisce, denominatore comune di scambi commerciali tra popolazioni accomunate dalle stesse abitudini e ritmi di vita. Similitudini visibili anche nell’architettura del Magreb e della Sicilia, della Cappadocia e della Spagna, frutto di commistioni storicamente intercorse.

immigrazione e Mediterraneo - ParliamoneOra

Ma il Mediterraneo è anche il mare divenuto teatro di diaspore e conflitti, di speranze naufragate sotto forma di stragi, di traffico di essere umani, di arresti e di solidarietà. Non solo luogo geografico, ma immaginario mutevole che contribuisce a influenzare la percezione dell’altro. A volte rappresentandolo come prossimo, simile, fratello dell’altra sponda. Altre categorizzandolo come alieno, disumanizzandolo, e alimentando così una indifferenza, quando non vera e propria xenofobia, che finisce per considerare inevitabili le tragedie del mare prodotte dalle politiche di respingimento.

Nel passaggio dalle morti fantasma di pochi anni fa all’iper-visibilità dei salvataggi durante la missione militare-umanitaria Mare Nostrum sino ai porti chiusi con i decreti sicurezza, appare chiaro che il Mediterraneo come confine, prima ancora che fisico, è narrato, mediatizzato, spettacolarizzato. Sono le pagine di giornale, gli schermi televisivi e i social media, con la loro copertura degli eventi, a svelare le violente striature che le politiche di controllo delle frontiere nazionali ed europee hanno imposto sulle superfici del Mediterraneo. Mettere in scena il confine significa regolare la percezione degli eventi legati ad esso. I media regolano la nostra percezione di quel che succede lungo il confine secondo precise modalità estetiche e cognitive. Conferiscono al paesaggio Mediterraneo un orizzonte di senso.

Dalla fine del 2013 all’estate 2019, la militarizzazione delle frontiere nel Mediterraneo esplicitamente associata al discorso umanitario ha spostato il confine più a Sud, nei centri di detenzione libici. La logica di minaccia e benevolenza, alimentata dai media, ha lasciato il posto a una repressione compassionevole che oggi sembra destinata a perdere il peso morale del secondo termine.  

Agli accordi tra Unione Europea e Turchia (marzo 2016), e tra Italia e Libia (febbraio 2017), segue uno sconvolgimento semantico, oltre che politico e morale, che fa scomparire i migranti dalla nostra vista. Il controllo delle frontiere europee è divenuto prioritario rispetto alla salvezza delle vite umane e lo spettacolo del ‘campo di battaglia umanitario’ ha lasciato il posto ad un attacco mediatico e politico al mondo dell’umanitario.

immigrazione e Mediterraneo - ParliamoneOra

Un cambio profondo del registro comunicativo, che ha visto il soccorso in mare essere inglobato in una discussione mediatica e politica sull’immigrazione dai toni aspri e accesi, e che, allargandosi al coinvolgimento delle cooperative impegnate nel sistema dell’accoglienza, ha gettato un’ombra negativa su tutti i soggetti della società civile italiana (Ong, associazioni, onlus, fondazioni) che lavorano nel settore della solidarietà internazionale, fino ad accusarli di partecipare allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

La chiusura identitaria e la retorica sovranista hanno fatto annegare l’afflato solidale del cosmopolitismo. La solidarietà viene oggi guardata con sospetto, perseguita come reato. E il male riconfigurato come normalità. Banalità.

La paura ha riedificato muri intangibili che cancellano una storia di comuni contaminazioni. Muri che promettono di difendere i cittadini dai pericoli esterni, ma che sembrano più utili a distogliere l’attenzione dalla crisi economica e dall’erosione del welfare che ha colpito lo Stato-nazione. E il migrante diventa il perfetto capro espiatorio in una società dove chi ha perso reddito e futuro sta diventando la maggioranza. Con un ascensore sociale bloccato, o che ha addirittura invertito la sua corsa (non più ascesa sociale ma declassamento), e con l’impossibilità di identificare i colpevoli in alto, si reagisce costruendo un altro più in basso di sé, da schiacciare ancora più in basso per ristabilirne la distanza.

E’ pertanto fondamentale ragionare di politiche migratorie e di diritti umani con uno sguardo interdisciplinare, scientifico e meno emotivo. Analizzando le statistiche degli sbarchi, la nostra demografia, le cifre economiche relative a costi e benefici del fenomeno e altri fattori utili a realizzare politiche basate su dati e necessità reali, e non sulla percezione distorta frutto della strumentalizzazione a fini elettorali. Ed è urgente parlarne ora, prima che l’imbarbarimento antropologico lasci morire altre persone in mare e distrugga quei valori di verità e giustizia su cui si regge la nostra democrazia e la pacifica convivenza di cui abbiamo goduto negli ultimi decenni.

[

Genere e Inclusività

La “teoria del gender” non esiste, con buona grazia di chi oggi la osteggia e la bandisce da scuole e organizzazioni. Esistono invece le teorie e le metodologie degli studi di genere, delle donne, queer e femministe. Esiste l’impegno sociale e culturale degli studi di genere, area di studi che ha come obiettivo una rilettura del mondo attraverso l’ottica di chi ne è stato/a escluso/a, marginalizzato/a, o di chi non rientra nelle norme ‘accettate’ e ne sostiene i diritti.  La violenza, l’odio in rete, l’esclusione, le nuove (antiche) solitudini hanno spesso una matrice di genere e ancora oggi le donne e soggetti transgender, gay e lesbiche ne sono le principali vittime.

L’inclusione, in questa prospettiva, riguarda anche uguaglianza ed equità, e comprende fattori interrelati quali, appunto, genere,‘etnia’, classe, orientamento sessuale, oggi rivisti alla luce dei più recenti fenomeni di globalizzazione e migrazione, e dei diritti LGBTQI+. Per parlare di genere occorre una prospettiva interdisciplinare. Così come politica ed economia non possono prescindere da questi aspetti fondativi, interconnessi. Ad esempio: il reddito di cittadinanza può e deve essere declinato in questa prospettiva? Tiene conto delle disuguaglianze tra donne e uomini? Di coloro che non hanno famiglia?

L’eterogeneità delle organizzazioni locali e globali, i movimenti sociali, pur nella loro diversità e a volte anche contrapposizione, i diversi tipi di femminismo e le comunità LGBTQI+ testimoniano che, al di là delle differenze, il nostro tempo (la nostra accademia e la società) ha bisogno di confrontarsi con chi richiede un urgente cambiamento, contro il ritorno di tutti i tipi di ‘inquisizione’ e il pensiero unico. Soprattutto dobbiamo ripensare il legame tra università e società, in una sinergia più forte e incisiva.

Coordinamento:
Rita Monticelli, Raffaella Baccolini, Stefano Toso

Notte bianca per l’Europa

Il 9 maggio, tradizionalmente, in tutti i paesi europei è la festa dell’Europa. La data corrisponde al discorso di J. Monnet che nel 1950 presentò il primo disegno concreto delle Comunità europee.

Quest’anno ParliamoneOra festeggia partecipando alla “Notte bianca per l’Europa”. L’evento è stato organizzato alla Biblioteca Comunale Cabral (Casa dell’angelo, via S. Mamolo), a cura dell’Assessore Lombardo.

Durante l’evento Marco Lombardo (assessore alle relazioni internazionali) Alberto Debernardi (storico), Nadia Pinardi (fisico) e Pietro Manzini (giurista) presenteranno l’Europa sotto diversi profili instaurando un dibattito con il pubblico.

A seguire la festa continuerà con un rinfresco e uno scambio di opinioni.

aggiornamento n. 4

Aggiornamento n.4 (di Dario Braga)

Care Colleghe e cari Colleghi di ParliamoneOra

Vi ringrazio per la partecipazione alla presentazione di ParliamoneOra di ieri – 9/4. E’ stata una ottima partenza in qualità e numerosità della presenza. E’ evidente a tutte e tutti che abbiamo intercettato un bisogno profondo, un bisogno delle nostre coscienze e della nostra professione di docenti. La stampa ha dato di nuovo risalto. Ho ricevuto segnali di interesse anche da altre università. Ho detto che non avevamo alcun “copyright” ed eravamo contenti se l’idea veniva replicata. 

Adesso dobbiamo diventare operativi. A questo fine il sito www.parliamoneora.it deve contenere informazioni validate. Vi prego quindi di controllare soprattutto la pagina http://www.parliamoneora.it/contattaci/ dove ho raccolto quanto messo insieme nei giorni passati in quanto a proposte. Nei prossimi giorni riorganizzeremo il sito … è un “learn by doing…”

Siccome l’idea è quella di fare circolare, al più presto, l’offerta (in)formativa del gruppo stimolando la organizzazione di eventi / incontri / discussioni sui temi elencati dobbiamo essere pronti a rispondere a eventuali richieste.

Il metodo è delineato. Lo riassumo.

Costruzione del tema: I referenti ricevono proposte di contribuire al tema da membri di POra  oppure sollecitano contributi di altri docenti ddi POra  a un tema specifico. Questo metodo dovrebbe consentire di avere, per ciascun argomento attivato, un numero di docenti “di sicurezza”, in grado cioè di coprire le richieste che dovessero arrivare senza eccessivo appesantimento. Quindi vi chiedo di comunicare a me e ai referenti la vostra disponibilità a contribuire a uno o più tema.

Richiesta di intervento sul tema: il comitato organizzatore (io, barbara, lea, vittorio, giovanna, alessandro) riceve  la richiesta e verificano la disponibilità. In caso positivo passa direttamente il contatto al referente per la organizzazione della presenza.

Altro argomento di riflessione  è quello delle adesioni. Penso che ognuno di noi possa, a questo punto, parlare di ParliamoneOra con colleghe e colleghi dicendo chiaramente che chi è interessato non ha che da dirlo.

Grazie per la collaborazione.  Indicazioni di CONTATTI per avviare l’attività di “militanza culturale” di ParliamoneOra sono benvenuti

Dario

p.s. ParliamoneOra 151 and counting…