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Questionario “guerra e conflitti” – considerazioni del gruppo di lavoro

Lunedì 26 Gennaio presso il Dipartimento di Psicologia abbiamo parlato di come l’argomento “guerra e conflitti” è stato proposto dal questionario che il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha preparato per giovani tra i 14 e i 18 anni.

All’incontro hanno partecipato diversi colleghi e colleghe e hanno visto contributi di Elvira Cicognani, Cinzia Albanesi, Gianfranco Pasquino e Francesca Tosi, Felice Carugati, Patrizia Selleri

Nel segito riportiamo un’aelaborazione della discussione sul questionario come ulteriore contributo alle riflessioni.

Un’ occasione mancata

Siamo venuti a conoscenza dell’iniziativa avviata dall’Autorità Garante dell’infanzia e adolescenza negli ultimi mesi del 2025, diffusa con un Comunicato stampa datato 18 novembre 2025, rivolta a minori fra i 14 e i 18 anni, dal titolo:

Guerra e conflitti: consultazione online per capire i vissuti di ragazze e ragazzi

L’Autorità garante lancia un questionario per raccogliere emozioni ed esperienze degli adolescenti. [1]

Dopo avere letto il secondo Comunicato stampa, pubblicato il 2 dicembre 2025, abbiamo deciso di riunirci per discutere l’iniziativa nei suoi aspetti metodologici e di contenuto e le note che seguono ripercorrono i punti principali della discussione.

            Dai documenti pubblicati dalla stessa Autorità (18-11-2025) l’interesse per la Consultazione è riassunto da questi interrogativi: Che cosa sanno gli adolescenti della guerra? Come si informano e quali sono le loro emozioni di fronte alle immagini che giungono dal fronte dei conflitti armati? E pensano di poter fare qualcosa per mantenere e costruire la pace?

            Il Comunicato prosegue con le parole della Garante “L’attuale contesto internazionale, caratterizzato da conflitti armati e situazioni di instabilità, suscita certamente nei giovani sentimenti di incertezza e preoccupazione. Tuttavia, con l’eccezione di alcune sporadiche iniziative, non vi sono stati finora momenti strutturati di ascolto che abbiano raccolto il loro punto di vista su questi temi”.

Lo scopo dell’iniziativa è quindi dare voce ai giovani anche al fine di offrire alle istituzioni elementi di riflessione e approfondimento.

Lo strumento d’indagine utilizzato è un questionario online, la cui realizzazione è stata curata dagli uffici dell’Autorità garante, con il contributo della Consulta delle ragazze e dei ragazzi.[2] E’ stato reso disponibile in rete e la compilazione era possibile (ed è ancora possibile alla data 10 marzo 2026) accedendo all’indirizzo https://iopartecipo.garanteinfanzia.org/

            Il Comunicato illustra anche una sintesi dei contenuti dello strumento, formulati attraverso quesiti a risposta multipla, con un numero variabile di opzioni; alcuni quesiti prevedono anche l’opzione Altro.

Nel sito non sono illustrate le modalità di diffusione dell’iniziativa; per esempio, non viene indicato se l’indirizzo del sito sia stato offerto alle scuole italiane attraverso i canali istituzionali (Dirigente scolastico e Consiglio di Istituto) oppure se sia stata scelta la formula del passaparola.

In ogni caso, durante il periodo indicato per la compilazione (presumibilmente dal 18 novembre al 19 dicembre 2025), l’accesso e la compilazione del questionario sono stati completamente liberi ed  anche lo strumento d’indagine non presenta apparentemente alcuna forma di verifica degli accessi.

            Questi elementi sono importanti per sottolineare come un questionario online, senza un criterio di  esclusione relativo al mancato rispetto delle caratteristiche del target individuato (giovani fra i 14 ed i 18 anni), raccolga risposte di dubbia affidabilità, poiché qualsiasi individuo (anche un adulto) avrebbe potuto compilare solo indicando un’età compresa nelle opzioni, come in effetti è stato fatto da alcuni di noi, in cerca di qualche forma di controllo e di eventuale esclusione.

Questa argomentazione appare sufficiente, almeno dal punto di vista metodologico, per dubitare del significato dei risultati ottenuti dalle 4000 risposte già raccolte (definite come provenienti da un campione provvisorio) e annunciati nel Comunicato stampa del 2 dicembre 2025.

            Passando all’analisi dei contenuti le 32 domande del questionario sono organizzate in 6 sezioni: Cosa penso della guerra; Come mi informo; Il mio agire rispetto alla guerra; I conflitti nel mio quotidiano; I conflitti e le guerre; Qualche informazione su di te

            Si tratta di un questionario già analizzato in modo dettagliato da un articolo apparso su ROARS [3] e in questa breve nota intendiamo soffermarci principalmente sulla domanda n. 20, che da sola costituisce la sezione Il mio agire rispetto alla guerra:

20. Se il mio Paese entrasse in guerra, mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione (scala: per niente, poco, abbastanza, molto)

In primo luogo, limitandoci ad una sola considerazione strettamente metodologica, la formulazione di un quesito non può contenere due temi diversi, oltretutto proposti in forma ipotetica, prevedendo poi un’unica risposta. È una regola elementare, si potrebbe dire addirittura di buon senso e che, se non viene rispettata, inficia qualsiasi risposta, poiché non è possibile risalire a quale parte della domanda corrisponda la risposta data.

Vediamo poi il testo dal punto di vista grammaticale. Si tratta di una martellante sequenza di ipotesi (non è un’affermazione, che richiederebbe verbi all’indicativo e non la sequenza congiuntivo-condizionale), collegate dalla tremenda congiunzione “e” che dovrebbe far tremare anche il più cinico degli adulti.

            Sul piano più strettamente logico, considerando che la scala di risposta è a 4 punti, un soggetto potrebbe non sentirsi responsabile per niente, oppure poco, abbastanza o molto, e non disposto per niente, oppure poco, abbastanza, molto ad arruolarsi; così, con l’ipotesi se servisse, si aggiungono altre quattro opzioni. Lasciamo a chi legge il compito di calcolare l’insieme di combinazioni/opzioni offerto a chi risponde e chiediamoci su quale combinazione si fondano le risposte, ma gli estensori del Comunicato stampa del 2 dicembre 2025 non hanno dubbi: ” più o meno il 68% di un campione provvisorio di 4.000 risposte – non si arruolerebbe se l’Italia entrasse in guerra”.

            Sempre in riferimento alla stessa domanda, i nostri rilievi critici entrano nel merito della scelta operata nella formulazione complessiva, che evoca un tema (Se il mio Paese entrasse in guerra….) che espresso come un dilemma morale  e non come una  semplice ipotesi di scuola.

            Di cosa potrebbe o dovrebbe sentirsi responsabile un minore, tra i 14 ed i 18 anni, se il proprio Paese entrasse in guerra? È moralmente accettabile che l’Autorità del Garante per l’infanzia e l’adolescenza chieda ad un minore di ipotizzare una sua responsabilità, diretta o indiretta, per la tragica eventualità di una guerra?

 E per aggravare la situazione in cui è indotto chi risponde, ecco l’unica ed ipotetica presa di decisione proposta nella domanda: se servisse, mi arruolerei.  Ancora una volta, la formulazione ipotetica impedisce ogni spazio di articolazione delle modalità di servire il Paese, il che cela nelle intenzioni degli estensori del questionario, la ‘conseguente inevitabilità razionale’ dell’arruolamento.

             Qui si aprono due considerazioni. Fino all’età di 18 anni non compiuti l’eventualità dell’arruolamento è giuridicamente da escludere ed eticamente inaccettabile, a meno che non si ipotizzi l’utilizzazione di bambini-soldato (volontari?), situazione che ben conosciamo e condanniamo in tutte le occasioni, così come abbiamo fatto e continuiamo a fare non solo nell’Africa sub-sahariana. Come si può proporre un’ipotesi così eticamente inaccettabile?

Diverso è il caso dei diciottenni, rispetto ai quali sarebbe necessario conoscere in via preliminare il loro livello di conoscenze della legislazione che regola l’arruolamento, compresa l’alternativa del Servizio Civile, un altro modo per servire il Paese, senza necessariamente indossare una divisa.

            Una notazione non solo di contorno, riguarda l’Informativa sul trattamento dei dati personali, che ogni compilatore deve dichiarare di conoscere, cliccando nell’apposito quadratino del questionario. In realtà, il documento fa riferimento ad una diversa indagine, realizzata  (citiamo) “..nell’ambito della ricerca sulla salute mentale di bambini e ragazzi, condotta in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità. Si tratta probabilmente solo di trasandatezza degli operatori responsabili della realizzazione delle pagine nel sito, che però non ci consegna una bella immagine dell’attività dell’Autorità Garante.

            A questo punto uniamo le considerazioni circa la domanda 20 e il testo dell’Informativa. In comune si pone la questione della chiarezza e comprensibilità dei testi forniti nel questionario, che affrontiamo facendo riferimento alla normativa europea (GDPR 2016: General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679 ) e nazionale (DG 2018 n. 101) in vigore dal 25 maggio 2018 che disciplina il trattamento dei dati personali, rafforzando la protezione e dando alle persone il controllo sulle proprie informazioni.

Utilizzando il  Considerando 58 del GDPR 2026

https://gdpr-text.com/it/read/recital-58/ e la precisazione pubblicata da Federprivacy  [4]  https://www.mondoprofessionisti.it/wp-content/uploads/2020/10/CIRCOLARE-FEDERPRIVACY-N.5-2020.pdf

le norme a protezione dei minori impongono ai titolari del trattamento dei dati di utilizzare un linguaggio semplice, chiaro e comprensibile per i minori quando si gestiscono i loro dati. Questa protezione specifica richiede che le informative (art. 13-14) e le comunicazioni sui diritti (art. 15-22, 34) siano concise, facilmente accessibili e intellegibili. 

Più in dettaglio, le informazioni non devono essere complesse, ma adattate alla capacità di comprensione del minore.  Le misure adottate devono garantire che le informazioni siano fornite in forma chiara e facilmente reperibile.

            Ora, non c’è dubbio che queste prescrizioni avrebbero dovuto essere rispettate sia nel documento riguardante la  Privacy, sia in particolare nella formulazione della domanda 20, che abbiamo analizzato dettagliatamente, nella cui complessità, anzi della falsità della formulazione sintattica (non è un’affermazione), si  annida la trappola (non solo semantica) di un accordo-forzato, del quale non si comprende la necessità, il significato, la ragione.

            A questo punto come considerare i risultati presentati nel Comunicato stampa del 2 dicembre 2025, dove si annuncia che tre quarti degli adolescenti italiani – più o meno il 68% di un campione provvisorio di 4000 risposte ottenute senza alcun filtro, non si arruolerebbe se l’Italia entrasse in guerra?

Le nostre considerazioni critiche sul piano metodologico portano a concludere che lo strumento mostra   severe incongruità e debolezze tali da rendere assai discutibili i risultati, anche se attendiamo la pubblicazione ufficiale di tutti i dati raccolti, per esprimere un giudizio ancora più dettagliato.

Sul piano del contenuto riguardante la domanda 20, esprimiamo il nostro esplicito dissenso sulla costrizione in cui sono stati posti i soggetti, obbligandoli a rispondere ad una concatenazione di ipotesi logicamente insostenibili ed eticamente inaccettabili.

            Possiamo concludere che si è trattato, per usare un eufemismo, di un’occasione mancata, che l’Autorità ha bruciato, senza raggiungere l’obiettivo di affrontare con prudenza e perizia un insieme di questioni di importanza cruciale per tutti i cittadini e soprattutto, per le giovani generazioni.

Una vera occasione mancata.

Bologna, marzo 2026    

Redatto da Felice Carugati e condiviso in tutto in parte da

Silvia Nicodemo
Elvira Cicognani
Patrizia Selleri

Sergio Brasini
Fabrizio Ghiselli

Gianfranco Pasquino
Giovanna Zoccoli

Alessandra Bonoli
Alessandro Iannucci

Dario Braga




[1] https://www.garanteinfanzia.org/guerra-e-conflitti-consultazione-online-per-capire-i-vissuti-di-ragazze-e-ragazzi/

  [2]    dal sito:  La Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza

la Consulta delle ragazze e dei ragazzi è un gruppo eterogeneo di giovani, tra i 13 e i 17 anni, che consiglia l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) sulle questioni che riguardano i minorenni. È nata allo scopo di promuovere la piena partecipazione di adolescenti attraverso l’ascolto delle loro richieste e proposte. Nel video https://www.youtube.com/watch?v=RaGFfEuSIyc

  sono illustrati: cosa l’Autorità garante, la Consulta e come quest’ultima funziona (sic!).

[3] https://www.roars.it/se-anche-guerra-e-pace-diventano-soft-skills/

[4] Nata nel 2008, Federprivacy è la principale associazione di categoria sul territorio nazionale, iscritta nel Registro del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (già ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della Legge 4/2013, il cui principale scopo è quello di radunare e rappresentare, mediante il vincolo associativo, tutti i professionisti della privacy e della protezione dei dati. Di seguito, alcune informazioni utili sulle attività svolte da Federprivacy

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