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Europa da buttare?

Europa da buttare, ParliamoneOra

Europa da Buttare? parliamone senza Fake News (di Giuliana Laschi, Michele Chiaruzzi, Dario Braga)

Lunedì 29 presso la Sala Biagi del Quartiere Santo Stefano si è tenuto il primo incontro di ParliamoneOra intitolato “Europa da buttare? Parliamone senza Fake News” con il contributo di Michele Chiaruzzi, Giuliana Laschi, Dario Braga come promotore di ParliamoneOra.
L’incontro, molto partecipato, è stato preceduto dai saluti istituzionali di Marco Lombardo, Assessore alle Politiche Europee del Comune di Bologna, che come profondo conoscitore dell’Europa ha subito indicato alcune confusioni gravi che vengono fatte sull’Unione europea, in particolare sulla distribuzione dei poteri, le responsabilità istituzionali, i livelli intergovernativo e sovranazionale.

In apertura vi è stato un contributo del Presidente Romano Prodi, che ha toccato molti punti, sulla base anche delle sue esperienze politiche come presidente della Commissione europea precisando che la principale fake news sull’Ue è proprio quella che le addossa le responsabilità che invece sono di pertinenza degli stati nazionali e quindi anche la difficile situazione economica e sociale. Prodi ha rivendicato la bontà di scelte fondamentali quali l’euro e il grande allargamento, mettendo l’accento sulla discutibile gestione successiva, in particolare da parte degli stati.

Michele Chiaruzzi ha affermato che la principale fake news è che l’Unione europea non ha dimensione politica. Da ciò partendo ha poi contrapposto tre coppie dicotomiche «fake news-realtà empirica», discusse nel corso della serata. Ha tenuto a sottolineare che la ridefinizione dei confini nazionali  europei, oggi «aperti»; il concetto di libertà al centro del mercato unico, ossia le c.d. 4 libertà; l’impatto sull’organizzazione politica dei territori nazionali (cfr. Brexit e problema d’Irlanda e Gibilterra); sono alcuni esempi della centralità della politica nella costruzione europea. Ha inoltre affermato che, nella storia mondiale, nessuna organizzazione internazionale ha mai raggiunto un livello di elaborazione liberale e profondità sociale pari a quello dell’Unione europea; ad esempio, permettendo alle persone di appellarsi alla Corte di Giustizia superando in sede di giudizio legale le barriere nazionali, ossia la soverchia forza degli apparati di governo e dei coerenti organi nazionali. Ha considerato, inoltre, che tutte le insufficienze europee vanno comprese in termini comparati, ossia capendo che l’Unione europea presenta un quadro politico inedito per cui la disuguaglianza di capacità fra gli Stati europei è, per la prima volta nella storia, vincolata da un tessuto istituzionale che la armonizza e circoscrive sensibilmente, limitando pacificamente la politica di potenza come mai era accaduto prima d’ora. D’altra parte, questa impresa pacifica mai prima realizzata è appunto sottoposta a tensioni, crisi ed errori, poiché altamente complessa e inedita.

Giuliana Laschi ha affermato che la principale fake news è che l’Unione europea è una signora sessantenne che si aggira a Bruxelles imponendo regole assurde agli europei. Ha tenuto invece a sottolineare quanto sia fondamentale l’apporto dei governi degli stati membri, riuniti nel Consiglio europeo, nel determinare e scegliere le politiche europee comuni. Il punto centrale del suo intervento: la mancanza di informazione adeguata e la cattiva informazione impediscono sia che il processo di integrazione possa rimanere un processo politico, sia una piena e cosciente cittadinanza europea, perché non può esserci cittadinanza laddove non si sa di possederla. Le responsabilità stanno nell’uso strumentale fatto dai governi dell’Ue come capro espiatorio; nella scarsa qualità dell’informazione prodotta dall’insieme dei media su questo argomento che dà quindi voce alle fake news; nella risposta inadeguata da parte della Commissione europea che, davanti ad una crisi politica, economica, sociale e culturale dell’Europa, continua a presentare un’Europa “patinata” e perfetta, l’Europa del “sogno”. Tutto questo si combatte con il dibattito aperto di ParliamoneOra e con un’analisi approfondita e critica degli aspetti negativi e positivi, non tanto o non solo di questa UE, ma dell’integrazione europea.

Dopo i brevissimi interventi si è acceso un interessante dibattito con il pubblico. Le domande sono state molte e interessanti, complesse, alle quali i relatori (ai quali si è aggiunto Piero Ignazi) hanno tentato di rispondere anche con visioni e impostazioni diverse. Dario Braga, nel concludere, ha ricordato il ruolo svolto dall’Europa nello stimolare la ricerca scientifica sia attraverso i finanziamenti europei, ai quali i ricercatori italiani attingono ampiamente (anche se spesso per poi condurre ricerche in altri paesi per le carenze del nostro sistema di supporto alla ricerca), sia attraverso la mobilità di studenti e ricercatori e il sostegno a reti di ricercatori e di aziende. Anche i questo settore spesso vengono attribuite all’Europa responsabilità che sono principalmente del paese che non fornisce – fatte le debite eccezioni – supporto strategico ai ricercatori e alla innovazione scientifica. Dario Braga ha concluso ringraziando tutti i relatori e i numerosi partecipanti e in particolare il contributo di Isabella Angiuli alla organizzazione dell’incontro.

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