Articolo del blog

L’impossibilità di essere normale

L’uomo libero a nessuna cosa pensa meno che alla morte e la sua sapienza è una meditazione non della morte, ma della vita. (Baruch Spinoza)

L’epidemia covid 19 è ancora robusta, seppure in flessione.

Intanto ascolto e percepisco intorno a me un desiderio e/o aspirazione per il ritorno alla normalità, quando si può uscire di casa e camminare in piena libertà, e d’altra parte come c’insegna Aristotele e l’intera nostra antropologia, la libertà di movimento è la madre di tutte le libertà.

Epperò c’è una normalità largamente nociva per lo stato di salute dei viventi, uomini e donne, altri animali, piante e erbe. La normalità di un inquinamento dell’atmosfera, dell’acqua, della terra che impesta tanto per dire la pianura padana, le sue città e le sue campagne, le sue strade e i suoi fiumi, i litorali e le onde marine, l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo. Camera a gas, a cielo aperto.

inquinamento atmosferico nelle città

Questa normalità ha certamente predisposto l’ambiente allo sviluppo baldanzoso della pandemia in corso d’opera, pur senza esserne la causa diretta.

La normalità figlia del paradigma del dominio dell’uomo sulla natura che informa l’intero sviluppo della civiltà occidentale, tecnico, scientifico, economico, sociale. Questo paradigma che è stato fondamentale per l’evoluzione e il progresso dell’umanità fino a ieri, oggi si ribalta nel suo contrario, un paradigma di inquinamento e distruzione dell’habitat dove gli umani sono cresciuti e hanno progredito.

Dalla frantumazione – che è qualcosa in più della semplice distruzione – degli ecosistemi nasce la pandemia attuale. Lo schema, almeno dall’ebola in poi, appare essere sempre lo stesso. I virus e batteri contenuti e trattenuti in equilibrio nell’ecosistema, si spargono e diffondono nell’ambiente circostante. Se si vuole: lo infettano. O lo predispongono all’infezione.

Quando tagli una foresta tropicale devasti l’habitat di pipistrelli e altri animali (che ospitano virus e batteri), i quali sono costretti a cercarsi un altro rifugio,sovente  vicino agli allevamenti intensivi e/o alle periferie urbane, gli slums, portandosi appresso tutta la panoplia di microrganismi, compresi quelli patogeni. E qui diventa possibile, se non probabile, un salto di specie, e quindi la zoonosi, cioè il passaggio delle malattie dall’animale alla specie homo.

deforestazione e inquinamento atmosferico

Il ciclo comincia con la deforestazione, che produce la perdita se non lo sterminio dei predatori, quindi la crescita quasi senza limiti delle specie serbatoio (ospitanti), avviene poi il prelievo e traffico illegale di queste specie, vendute nei mercati più o meno legali dell’intero mondo sempre col loro corredo di microrganismi al seguito, fino al salto di specie e voilà l’epidemia è pronta per essere servita.

Se ne deduce che la salvaguardia dalle malattie pandemiche è, nè più nè meno, che la conservazione degli habitat naturali, a cominciare dalle foreste tropicali, soprattutto quelle del sud est asiatico.

E comunque nell’attesa di una transizione ecologica, bisogna attrezzarsi per fare fronte alle epidemie, assai probabili. Per esempio Bill Gates ha di recente proposto l’istituzione di un sistema sanitario globale specificamente dedicato al contrasto di questi fenomeni., che non pare una idea peregrina. Se si fa mente locale per esempio al semplice problema in Italia di reperire mascherine per il viso a protezione individuale, che sono state per alcuni giorni introvabili, e i cui costi hanno lievitato in modo quasi scandaloso prima  che il mercato venisse rifornito.

Certamente il tempo attuale che viviamo, sospeso tra il prima e il dopo, potrebbe essere utilmente impiegato a definire progetti di transizione ecologica su vari fronti. Da quello produttivo, laddove le fabbricazioni nocive di merci debbano essere dismesse in favore di produzioni ecologicamente sostenibili, a quello agricolo, quando agricoltura e allevamenti intensivi, micidiali per l’ambiente e gli individui sia animali che umani, vengano interrotti, a favore di coltivazioni e allevamenti biologici, senza dimenticare la necessità impellente di avere fonti di energia svincolate dal ciclo del petrolio e del carbone. Fonti di energia rinnovabili e pulite. Che è questione decisiva, se non vogliamo morire gassati per un verso, oppure surgelati per l’altro.

Molte altre questioni potremmo tirare in ballo. Ma non si tratta di fare una lista. Piuttosto di definire a stretto giro di posta un ventaglio di progetti nella società e nel governo che, coscienti di quanto l’antica normalità non sia riproponibile, trovino e organizzino forze per ridefinire la nostra vita sul pianeta ecologica e libera, in una società che non potrà essere altro che di donne e uomini eguali per un contratto di equità con la natura, ritrovando il vecchio senso marxiano, se si vuole comunista, del lavoro come ricambio organico tra uomo e natura. Coscienti che altra strada non c’è, salvo l’autodistruzione non del pianeta non della vita, ma più semplicemente della umana civiltà.

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