Forse si sarebbe potuto… (a proposito di Covid-19)

Forse si sarebbe potuto… (a proposito di Covid-19)

Contributo di Leardo Mascanzoni 

    Fra le tante cose che questa diffusione planetaria del virus ci sta insegnando, una mi sembra fondamentale: essere più umili e meno presuntuosi e falsamente sicuri. Leggo e sento da dire da più parti, ma non appartenendo al settore sanitario potrei essere passibile di correzione, che gli organismi internazionali preposti alla tutela della salute pubblica avrebbero indirizzato i singoli paesi, dagli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso, a ritenere ormai quasi vinte le grandi malattie infettive e a concentrare gli sforzi soprattutto su quelle degenerative, cardiovascolari e neoplastiche.

    Se è così ritengo si sia commesso un non lieve errore di valutazione. Un errore, qualora vi sia stato, germogliato tuttavia in un più generale humus culturale le cui coordinate di fondo sono però, stavolta senza ombra di dubbio, chiare a tutti. Un contesto cioè, quello grosso modo sviluppatosi negli ultimi tre decenni, in cui è avvenuta una massiccia omologazione mondiale a più livelli nel segno di una pervasiva ideologia tecnicistico-aziendalistica che ha avuto come unica pietra di paragone il mercato e il successo economico in barba alla cosiddetta e sbandierata “morte delle ideologie”.   

   Un’unica ideologia, in verità, un pensiero unico totalizzante e globalizzante ha avvolto il mondo intero (escluse le aree più povere e arretrate), dalla Cina agli Stati Uniti dall’Australia al Canada, nella rete delle sue lusinghe efficientistiche e consumistiche.

covid-19, cosa si sarebbe potuto fare

   Questa cultura di importazione anglosassone, da cui anche il nostro mondo universitario è stato capillarmente penetrato perdendo spesso di vista il suo basilare statuto di entità “umanisticamente”, oltreché professionalmente, formativa, ha esaltato le tecnicalità, la produttività rapida e spesso fine a sé stessa, la concorrenzialità, il risultato da esibire sempre comunque e ad ogni costo, il feticcio del successo misurato in termini di quantificazione marginalizzando al contempo, depotenziando ed estromettendo il più lento e presuntivamente inefficiente e improduttivo sapere “umanistico”, storiografico, filologico e filosofico e i suoi poco promozionali e graduali momenti di effettivo e sedimentato apprendimento ed elaborazione quasi alla stregua di un materiale inerte, residuato di un’epoca ormai superata e definitivamente situata alle spalle di un dinamico e performante presente; ciò senza considerare che queste discipline “pure” e non “applicate” sono indispensabili per avviare basi preparatorie a successivi sviluppi della ricerca e per costruire processi metodologicamente formativi e valutativi in grado di mettere i soggetti nella condizione di poter ragionare in modo critico su ciò che si sta facendo, sul perché lo si fa, su quali scopi si vogliono conseguire, su dove si sta andando, su quali siano le ricadute di ciò che si sta mettendo in atto, se ciò che si attua sia giusto o meno ed altre cose simili; tutti elementi di una riflessione complessa di cui la comparazione col passato e la sua restituzione il meno approssimata possibile attraverso una corretta pratica filologica costituiscono una componente fondamentale.

covid-19, cosa si sarebbe potuto fare

   La vicenda del Covid-19, in sostanza, non è che l’altra faccia della angosciosa questione climatico-ambientale frutto anch’essa di una mentalità autoreferente, miope e predatoria incapace di avvicinare natura e altro da sé se non in termini funzionalistici ed economici di resa e di profitto immediati in nome delle “superiori” ragioni della speculazione e dell’accumulo. Ecco perché credo che la grave crisi internazionale del Covid-19 debba spingere, nel cosiddetto “mondo che verrà dopo”, ad una profonda considerazione sul recupero di saperi e valori che la società cosiddetta “turbocapitalistica”, a cui tutti abbiamo avuto il torto di esserci piegati senza opporre resistenza, ha relegato in secondo, in terzo e in quarto piano come inutile ciarpame.

   Si fosse stati più prudenti e meno presupponenti, si fosse considerato con attenzione la vicenda storica umana coi suoi successi ma anche con le sue rovinose cadute sull’arco della lunga durata temporale, si fosse studiato disinteressatamente di più, si fosse sorvegliato e tentato di indirizzare il processo di crescita esclusivamente e fittiziamente finanziaria, si fosse ragionato sul fatto che la “globalizzazione” comportava anche enormi rischi, si fosse cercato di contrapporre qualche valida alternativa al dominante pensiero “unico” e così via, forse non si sarebbe caduti con tanta pesantezza nel peccato di hybris contro gli esseri umani e contro la natura che inevitabilmente, prima o poi, chiama una nemesis. E questo non è teleologia della storia ma semplice e modesta constatazione di ciò che accade in quella lunga catena di problemi e di eventi che chiamiamo “storia” e che ormai troppi ritengono inutile, o tutt’al più esotico o folkloristico, studiare e provare a conoscere. In sostanza, non ci si sarebbe fatti cogliere così impreparati da una pandemìa “medievale” che teoricamente non sarebbe più nemmeno dovuta accadere, ritenendosi che nel 2020 simili evenienze fossero ormai state del tutto vanificate e superate da una scienza onnipotente e da una sfavillante tecnologia. E invece, purtroppo, stiamo vedendo che le cose non stavano così.

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ParliamoneOra administrator

Siamo studiosi e ricercatori dell’Università di Bologna accomunati dalla convinzione che una società colta sia meglio equipaggiata per affrontare i problemi di un mondo in rapidissima trasformazione.

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