Migrazioni, frontiere, razzismo e identità

Le parole chiave del tema proposto mettono in evidenza lo stretto legame che c’è tra i fenomeni migratori e l’impatto che essi generano nelle popolazioni migranti e in quelle ospitanti/accoglienti. Senso di appartenenza, o estraneità, ad una popolazione, ad un territorio, ad una nazione, senso di proprietà o di alienazione di beni materiali e immateriali, sottolineano il concetto di identità e dei conflitti che possono derivare dalla sua perdita.

In questo contesto il fenomeno della globalizzazione, caratterizzata da una complessa interazione di fattori di ordine climatico-ambientale, demografico, tecnologico e socio-economico, e legati alla riduzione e diseguale distribuzione delle risorse, può produrre smarrimento identitario. Questo induce a cercare, riconoscere e difendere le proprie origini, il senso di appartenenza ad un gruppo, ad imporre un proprio credo religioso, con il rischio di portare ad una frammentazione delle comunità umane e di estremizzare comportamenti che affermino una propria identità, rivendicando ciò che si ritiene proprio e di propria pertinenza.

Il migrante diventa così un capro espiatorio e il confine interno (relativo alla disuguaglianza sociale esasperata dallo smantellamento del welfare state) tende ad essere nascosto dalla spettacolarizzazione dei confini esterni, sul cui controllo si riversano ingenti finanziamenti.

Le immagini degli immigrati veicolate dai media, così come i discorsi dei politici, influenzano il nostro modo di vedere il fenomeno migratorio e di percepire la realtà. Così le politiche relative alla gestione del fenomeno sono condizionate più dalla risposta emotiva e cognitiva dell’opinione pubblica che non da una analisi della realtà economico/sociale/giuridica.

Affinché il tema del fenomeno migratorio possa essere compreso e correttamente inquadrato, è necessario che venga affrontato da diversi punti di osservazione che tengano conto della sua complessità, evitando inutili semplificazioni proponendo soluzioni a breve termine che ne riducano o annullino l’impatto. Crisi climatiche, carestie, miseria, fame, guerre e persecuzioni politiche e religiose fanno proiettare il fenomeno migratorio nel tempo per molti decenni ancora.

Per quanto riguarda l’Europa – vero e proprio melting pot di popolazioni – dal suo primo popolamento, circa 1 milione di anni fa, e per centinaia di migliaia di anni a seguire fino ad arrivare in tempi storici, essa è stata interessata dall’arrivo di gruppi provenienti dall’Africa, dal Medio Oriente e in parte anche dall’Asia.

Oggi l’Europa è ormai diventata una fortezza e ormai da anni il Mar Mediterraneo, in cui si sono sviluppate le grandi civiltà, è divenuto una grande fossa comune – secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dal 2014 ad oggi più di 18.000 migranti sono morti tentando la traversata perché i percorsi irregolari di ingresso appaiono ormai come l’unica via possibile di accesso. Dal punto di vista degli strumenti giuridici di tutela dei diritti fondamentali e contro ogni discriminazione, l’Europa ha dato precise direttive a partire dal 2000. La legislazione italiana presenta invece aspetti di inefficacia nel contrasto degli atti discriminatori e delle parole d’odio (hate speech) contro chi arriva.

            Senza sottovalutare i problemi emergenti di ordine sociale ed economico, vanno anche sottolineate le opportunità che scambi e integrazioni possono positivamente generare nell’evoluzione delle società umane, nel riconoscimento che la dignità della persona, con l’eguaglianza dei diritti fondamentali, resta il valore centrale da difendere e sviluppare.

ParliamoneOra è occasione di scambio e riflessione sui concetti tradizionali di confine, di barriera, di identità e di diversità. Le domande che ci poniamo e che poniamo sono tante. Tra queste:

Come relazionarsi alla paura del diverso e alle diverse categorie con cui definiamo il migrante, rifugiato, cittadino, persona? Che Europa vogliamo costruire? Come cambia l’immagine dello straniero, che ci appare nemico perché lontano e sconosciuto, quando si avvicina e diventa parte delle nostre vite? Qual è il ruolo dei media e come favorire processi di riconoscimento dell’altro? Che ruolo l’Università può svolgere nell’attuale crisi migratoria?

Coordinamento:
Maria Giovanna Belcastro, Antonello de Oto, Stefania Varani, Pierluigi Musarò

Contributi:
Bruno Riccio, Federico Casolari, Andrea Morrone, Sandro Mezzadra, Marco Borraccetti, Elisa Magnani, Valentina Albanese, Amato Amalia, Gabriele Mack, Paola Parmiggiani, Maurizio Bergamaschi