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Che cosa ci suggerisce la natura ai tempi della pandemia

In questi giorni di forzata permanenza in casa ho osservato a lungo la natura. Forse per cercare una distrazione dalle occupazioni quotidiane che a lungo andare diventano troppo ripetitive. Forse per avere conferma che la vita biologica continua, nonostante tutto. Sicuramente, per un inestinguibile bisogno di trovare una cura dell’anima.

E poi perché nel frattempo è arrivata la primavera. Questa stagione mutevole e impaziente (A. Vanoli, Primavera. La stagione inquieta, Bologna: Il Mulino Editore, 2020) sorride di primo mattino fuori dalle finestre e sembra rendere ancora più insopportabile la nostra reclusione. Ed è tornato anche aprile, il più crudele dei mesi (T.S. Eliot , La terra desolata, 1922), la cui forza vitale è assolutamente fuori luogo in questo periodo carico di morte. Eppure, basta uno sguardo all’esterno per capire che la contemplazione della natura attorno a noi può essere fonte di consolazione e ispirazione.

L’ape che vedo volare sui fiori appena sbocciati del tarassaco ha già trascorso circa metà della sua breve vita di insetto adulto confinata all’interno dell’alveare (come se noi trascorressimo circa i primi 40 anni chiusi in casa), operando per il bene della colonia. Adesso, giorno dopo giorno, compie il lavoro più pericoloso di ape bottinatrice, sempre per il bene della colonia. Ed è stato così per milioni di anni. Le giovani api di casa si occupano di mantenere efficiente e in salute la comunità, mentre le api più anziane escono per procurare il cibo. Come possiamo lamentarci per qualche settimana trascorsa a casa?

la natura al tempo della pandemia

Grazie alla riduzione del traffico, mi sono resa conto di quanti uccelli abitino nel mio giardino. Tortore, colombacci, merli, gazze, cince, storni, picchi, allocchi. Alcuni li sento cantare, soprattutto al mattino o al tramonto. Molti sono impegnati nella costruzione dei nidi ed è meraviglioso vederli muovere con estrema perizia alla ricerca di ramoscelli e radici che vengono sapientemente intrecciati fino a formare un rifugio dove deporre le uova e far crescere i piccoli. Sul tiglio davanti al mio terrazzo, una coppia di tortore ha appena terminato la costruzione del nido. Le foglie, di colore verde intenso e cuoriformi, sono spuntate soltanto da pochi giorni; per fortuna, non sono ancora troppo grandi e posso seguire i movimenti dei due uccelli. Sicuramente, la femmina ha già deposto le uova e per circa due settimane non abbandonerà più il nido.

la natura al tempo della pandemia

Visto che ci troviamo più o meno alla stessa altezza, spesso ci guardiamo. Ammiro la sua pazienza e la sua resistenza. Anche se dovesse venire freddo, tirare vento forte, piovere a dirotto, lei farà di tutto per non abbandonare il suo nido. Fa parte dell’ordine delle cose, è scritto nel suo DNA.

L’evoluzione ci ha insegnato a resistere. Si possono mettere in atto varie strategie, magari occupando nicchie ecologiche particolari, ancora poco popolate e quindi meno rischiose, come fecero i nostri progenitori, mammiferi ancestrali dai grandi occhi e dall’olfatto finissimo, abituati a vivere di notte durante il predominio dei dinosauri e in grado di sopravvivere alla loro estinzione. Ora, noi dobbiamo evitare la probabilità (alta) di contagio e una strategia vincente è quella di isolarci, vivendo per più tempo possibile in nicchie ecologiche (le nostre abitazioni) caratterizzate da un minor livello di rischio. Vivi nascosto (Lathe biosas) consigliava Epicuro nella Lettera a Meneceo.

Vita nascosta, vita rallentata, vita sospesa. Sono numerosi gli esempi in ambito biologico. I parassiti endocellulari, come il plasmodio della malaria che vive all’interno dei globuli rossi. Gli animali in ibernazione, capaci di rallentare il metabolismo fino alle soglie della vita. Le spore che rimangono latenti, sospese in un limbo di non-vita anche per molti anni, per poi riprendere a vivere qualora le condizioni ambientali ritornino favorevoli. Ora tocca a noi, dobbiamo nasconderci, sottrarci al virus. Restare a casa.

Per nostra fortuna, l’evoluzione ci ha insegnato anche la resilienza, cioè la velocità di ritornare alla condizione iniziale dopo una perturbazione, la capacità di modificare la propria vita per superare una situazione sfavorevole. Questo è il momento giusto per imparare ad essere resilienti. E aspettare con pazienza, pensando al futuro.

la natura al tempo della pandemia
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